Prezzi lentamente in moto. Italia fuori da deflazione

Prezzi lentamente in moto. Italia fuori da deflazione
Prezzi lentamente in moto. Italia fuori da deflazione
Prezzi lentamente in moto. Italia fuori da deflazione

ROMA. – Ritorna l’inflazione in Italia, e a settembre i prezzi aumentano dello 0,1% rispetto allo scorso anno, sulla spinta dei beni energetici. Dopo sette mesi consecutivi di diminuzioni tendenziali, “i prezzi al consumo tornano a crescere seppur di poco”, osserva l’Istat illustrando i dati provvisori che mostrano i primi passi del Paese fuori dalla deflazione.

La dinamica rimane comunque debole: rispetto ad agosto i prezzi risultano in calo dello 0,2% e l’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,1%, ben lontana dall’obiettivo della Banca centrale europea di un tasso vicino al 2%. Anche a livello europeo l’inflazione è in risalita, ma ancora distante dai livelli di guardia. Nell’Eurozona, infatti, il tasso sale a 0,4% a settembre dallo 0,2% di agosto secondo le statistiche flash di Eurostat.

Tornando in Italia, l’inversione di tendenza è dovuta ai beni energetici, spinti verso l’alto dai rincari mensili di carburanti e bollette elettriche, e dalla ripresa della crescita tendenziale dei mezzi di trasporto. Aumenti importanti riguardano anche le spese per l’istruzione, in particolare per le famiglie con figli piccoli. I costi per la scuola primaria salgono infatti del 2,2% rispetto al 2015, un tasso pari a “22 volte l’inflazione media”, denuncia l’Unione nazionale consumatori. E brutte sorprese arrivano anche per i genitori con bambini alle scuole d’infanzia, più care dell’1,5% rispetto allo scorso anno, e negli asili nido (+1,4%).

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, invece, è in frenata: a settembre risulta invariato rispetto al 2015, dopo che ad agosto era cresciuto dello 0,6%. La Coldiretti osserva come nelle campagne i prezzi restino “drammaticamente al di sotto dei costi di produzione in numerosi comparti”, nonostante nei negozi per alcuni prodotti, come la frutta fresca, ci siano rincari che raggiungono il 3,1%. Gli agricoltori – stima – devono vendere più di tre litri di latte per bersi un caffè o quindici chili di grano per comprarsene uno di pane.

Per il futuro, Confesercenti teme che un eventuale recupero dei prezzi di gas e carburanti, possa “incidere negativamente sulla spesa delle famiglie, ridimensionando la già debole ripartenza dei consumi e del Pil”. Mentre Confcommercio, vede un “lento ritorno alla normalità” con l’uscita dell’Italia dalla deflazione, anche se prevede che l’inflazione non raggiungerà l’1% prima del primo trimestre 2017. Federdistribuzione, infine, legge nei dati dell’Istat qualche “piccolo segnale di luce” e chiede una legge di bilancio che sia “l’occasione per cogliere questi segnali e trasformarli in opportunità di crescita”.