Profughi in classe, via alunni e bagni separati

Pubblicato il 30 settembre 2016 da ansa

Profughi in classe, via alunni e bagni separati

Profughi in classe, via alunni e bagni separati

CAGLIARI. – Dai bagni separati alla ricreazione in totale solitudine: è quanto si è vissuto nelle scorse settimane in una scuola elementare paritaria di Cagliari, gestita da religiose, all’arrivo di due bambini immigrati, sbarcati senza genitori alcuni mesi fa nel capoluogo con i viaggi della speranza.

Dal primo giorno ci sono state proteste di mamme e papà che hanno minacciato di portar via i figli, e due lo hanno fatto, ma le suore Mercedarie e le insegnanti, che hanno accolto i due giovanissimi profughi, sono rimaste ferme nelle loro posizioni: l’accoglienza non si discute. Ora dopo quattro intense riunioni i genitori hanno accettato la situazione, che ora è tornata alla normalità.

Quando sono arrivati i due bambini, un egiziano di nove anni ed un etiope di 12, c’è stata una levata di scudi: “o loro o i nostri figli”. Le suore si sono schierate con i migranti e due alunni, per decisione dei loro genitori, hanno lasciato l’istituto privato.

“Inizialmente si sono sollevate questioni di salute per possibili trasmissioni di chissà quali malattie, e così si sono indicati due bagni diversi, ma abbiamo presentato a madri e padri preoccupati tutte le certificazioni mediche dell’Asl. Insomma tutto è in regola, i due bambini sono sani e così è venuta meno una delle contestazioni iniziali che ha fatto scattare la protesta”, ha spiegato l’avvocato Marina Bardanzellu, tutrice di uno dei bambini.

“Le suore e le insegnanti hanno accolto a braccia aperte i due africani che sono rispettosi delle regole e collaborano – ha sottolineato il legale – Anche i genitori adesso hanno capito la situazione difficile che hanno vissuto e che vivono tuttora i piccoli migranti. Ancora non sappiamo che cosa hanno alle spalle, sono molto sensibili e chiusi, ma hanno sofferto tanto ed hanno bisogno di noi.

Per questo anche le suore hanno spiegato che non solo non devono essere emarginati ma che sono come i nostri figli. Dobbiamo collaborare tutti per farli sentire protetti e per integrarli con i nostri bambini. Quella che abbiamo vissuto inizialmente è una vicenda che ci ha lasciato senza parole. Ma da oggi il bagno è tornato ad essere unico per tutti”.

Per l’Ordine degli psicologi della Sardegna, un fatto “gravissimo” che si configura come un pesante trauma per tutti e richiede “una azione immediata”. “L’episodio, di per sè gravissimo, lo è ancora di più – spiega la presidente dell’Ordine Angela Quaquero – se si considera che va ad incidere su un’età, quella evolutiva, nella quale restano tracce indelebili, con pericolosi esiti nel corso della vita, soprattutto sul versante della maturazione affettiva e dell’intelligenza emotiva”.

(di Marco Aresu/ANSA)

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