Colombia, trionfa il “No” all’accordo di pace con le Farc

Non c'è stata una grande affluenza alle urne
Non c’è stata una grande affluenza alle urne

CARACAS – Concluso il referendum, i risultati hanno dato ragione al “No” all’accordo di pace con le Farc, la storica organizzazione guerrigliera. La consulta popolare, come indicano i risultati, mostra un Paese diviso. Il 50,24 per cento dei votanti ha detto “No” mentre il 49,75 si è espresso a favore. Una differenza irrisoria dalla quale emerge un Paese immerso in una profonda contraddizione.

I seggi, come stabilito dal regolamento, sono stati chiusi alle 16:00 e quasi immediatamente l’organismo elettorale colombiano ha emesso il primo bollettino con i risultati parziali dello spoglio. Nel corso delle due ore seguenti, nei bollettini ufficiali successivi si è assistito all’alternarsi di risultati a favore e avversi all’accordo. Finalmente, scrutato oltre il 99 per cento dei voti la vittoria del “No” è apparsa definitiva.

A Bogotà, Cali, Barranquilla ha vinto il “Sì” mentre a Medellìn, Bucaramanga ha vinto il “No”. L’accordo di pace è stato respinto nel “Norte de Santander”, nell’Arauca, in Antioquia, nel Meta, nel Caquetà.

Dai seggi è emerso un paese diviso
I risultati del Referendum mostrano un paese diviso

Il “No”, nella sostanza, pretenderebbe negoziare nuovamente gli accordi ai quali Governo e Farc sono giunti dopo oltre due anni di lunghe, faticosi e difficili negoziati, ai quali hanno partecipato attivamente il Vaticano e Cuba.
In più occasioni, il capo dello Stato, Juan Manuel Santos, e il responsabile dei negoziati, Humberto de la Calle, avevano affermato che non era possibile negoziare di nuovo un accordo con le Farc. Insomma, che non esisteva, né poteva esistere, un “Plan B”.

Dal canto suo, Antonio Lozada, uno dei capi delle Farc e membro del “Secretariado” dell’organizzazione guerrigliera, aveva chiarito che non era possibile “riaprire i negoziati”.

– Non esiste la benché minima possibilità – aveva detto -. Quando deciso non può essere messo in discussione.
La vittoria del “No” rappresenta il trionfo dell’intransigenza dell’ex presidente Alvaro Uribe Velez e della destra radicale e getta di nuovo il Paese nella confusione e nell’incertezza. Bisognerà attendere le prossime mosse delle “Farc” per capire quale futuro si apra ora al Paese. Di certo, per il momento, vi è solo che gli investimenti avranno una battuta d’arresto.

Il “Sì” era accompagnato da un clima di fiducia nei confronti di un paese che sperava finalmente d’iniziare a percorrere il sentiero della pace. L’accordo con le Farc, chiaramente, non assicurava la fine della guerriglia ma permetteva almeno ai membri della storica organizzazione guerrigliera, la maggiore e più importante in Colombia, di inserirsi nuovamente nell’ambito della dialettica democratica e di partecipare pacificamente alla vita politica del paese.

Non tutti sono convinti che, con il Trionfo del “No”, abbia vinto il desiderio di giustizia.
(La Redazione)

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