Deutsche Bank: paura di un lunedì nero, accuse vendetta Usa

Pubblicato il 03 ottobre 2016 da ansa

Deutsche Bank: paura di un lunedì nero,

Deutsche Bank: paura di un lunedì nero,

ROMA. – Le Borse rischiano un “lunedì nero”, se nelle prossime ore non ci sarà una schiarita sulla maxi-multa da 14 miliardi di dollari ipotizzata dalle autorità Usa per Deutsche Bank, su cui ora pesano nuove iniziative giudiziarie inclusa quella italiana.

E’ il timore che serpeggia nei circoli finanziari alla riapertura dei mercati, mentre in Germania la politica ipotizza una “guerra economica” scatenata dagli Usa nei confronti di Berlino dopo l’offensiva europea su Apple. Se Deutsche Bank non raggiungerà un accordo con il dipartimento di Giustizia americano, sarà “lunedì nero”, avverte Pedro Texeira dai vertici dell’hedge fund newyorchese Nakota Management.

Sono parole tutt’altro che disinteressate: proprio la fuga degli hedge fund da Deutsche Bank e il loro ‘short selling’, le scommesse al ribasso sul valore di Borsa, hanno contribuito al crollo iniziale del 9% venerdì scorso, e alcuni fondi speculativi stanno mettendo l’istituto in difficoltà sul fronte, critico, delle garanzie ai derivati. Ma che dichiarazioni di questo tenore possano dar luogo a un effetto ‘palla di neve’, con una nuova fuga sui mercati, è ipotesi condivisa da molti: sia a Francoforte, dove il monitoraggio della situazione tiene in allerta la Bce e la Bundesbank.

Sia a New York, dove è ben chiaro che se un colosso come Deutsche Bank sfuggisse di mano è a rischio la stabilità finanziaria globale. Deutsche Bank rassicura, “abbiamo 215 miliardi di euro di liquidità”. C’è preoccupazione (le azioni sono ai minimi dagli anni ’80) per i suoi 985 miliardi di euro di asset finanziari di cui 28,8 miliardi ‘level 3′, con valutazioni dubbie e illiquidi.

Ma tutti sanno che il vero nodo oggi è politico. E’ opinione comune che l’ipotesi di 14 miliardi di dollari di multa per le malefatte della banca tedesca nella crisi dei ‘subprime’ è sproporzionata, alla luce delle sanzioni agli altri istituti, sia statunitensi che europei. E non è un caso che venerdì, da un crollo di circa il 9%, Deutsche Bank sia passata a guadagnare ben il 6,4% in chiusura dopo le indiscrezioni di un accordo con gli Usa che taglierebbe il valore di quella sanzione a ‘soli’ 5,4 miliardi di dollari. La voce ha preso a circolare poco dopo la telefonata Obama-Merkel. Un dettaglio che dà una forte connotazione politica alla vicenda.

Il ragionamento è: non conviene a nessuno destabilizzare i mercati con una multa che sarebbe insostenibile per il bilancio di Deutsche Bank, che è già sotto pressione di per sé. Probabile che la politica negozi una sanzione significativa, ma sopportabile. Sia Washington che Berlino tacciono. Ma a conferma di quanto per la Merkel la questione rischi di diventare un’insopportabile spina nel fianco, alzano la pressione sulla stampa i top manager di cinque colossi industriali – Basf, Daimler, Siemens, Eon e Rwe: “l’industria tedesca ha bisogno di una Deutsche Bank che ci accompagni nel mondo”.

E la politica dà fuoco alle polveri: Peter Ramsauer, presidente della commissione Economia del Bundestag, dice alla stampa che la mossa di Washington “ha le caratteristiche di una guerra economica”: Markus Feber (Csu) dice che è una risposta “pan per focaccia” alle accuse europee ad Apple.

(di Domenico Conti/ANSA)

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