Renzi aspetta proposte sull’Italicum. Si punta sugli indecisi

Renzi aspetta proposte su Italicum, rush su indecisi
Renzi aspetta proposte su Italicum, rush su indecisi
Renzi aspetta proposte su Italicum, rush su indecisi

ROMA. – Nessuna proposta di riforma dell’Italicum arriverà dal Pd. Almeno per ora. Il premier raffredda le aspettative dentro il Pd e tra i partiti e mette in fila i passaggi: “Io non faccio una nuova legge, non decido io ma siamo disponibili ad andare a vedere le carte degli altri partiti”, sostiene il premier assicurando che non c’è da parte sua alcun veto a non cambiarla.

Un cambio di marcia secondo le minoranze che bollano come “teatrino” le mosse del premier e attaccano, M5S in primis, l’Agcom rea di non consegnare alla commissione di Vigilanza i dati sulle presenze tv dei sostenitori del sì e del no. Il referendum resta la priorità del premier, convinto che, come anche dimostra il referendum in Colombia, “gli indecisi decidono” e che ridurre l’astensione favorirà il sì. I sondaggi, da ultimo quello di oggi del Corriere, danno il No in vantaggio ma Renzi non sembra preoccupato, anzi li legge in positivo.

“I sondaggi – osserva – sono tutti simili: il 50 per cento ha deciso, il 50 no. E’ tutto aperto. I no in vantaggio? Se ragiono sui partiti, quelli favorevoli alla riforma sono al 35 per cento, gli altri al 65. Se dunque si è al 50 e 50 allora abbiamo già recuperato molto”.

L’obiettivo dichiarato del premier è convincere gli elettori di Fi e M5S a votare sì e la strategia è una campagna a tappeto sul merito della riforma. Con molti ‘scontri’ diretti con i sostenitori del No mentre la manifestazione del 29 ottobre a Piazza del Popolo servirà per “riprendersi” la storica piazza della sinistra e lanciare un messaggio all’Europa.

“Io ho fatto un errore all’inizio a personalizzare il referendum ma qualcun’altro persevera, è interesse di altri buttarla sul governo”, reagisce il leader Pd ospite di Radio Popolare, la “fossa dei leoni” dove molti ascoltatori non la pensano come il premier.

D’accordo con Renzi, pur dal versante opposto, è Stefano Parisi: Non va bene “se il centrodestra dice che vota no solo contro Renzi”, ma va bene “se spiega che siamo noi i veri riformatori”. Difficile, invece, che il premier si troverà d’accordo con Massimo D’Alema, anche lui impegnato in un tour per le ragioni del No. A finire nell’agone tra il premier e l’ex ministro è la paternità del Titolo V. “La riforma non stravolge la Costituzione, dei 47 articoli su cui interveniamo la maggioranza riguarda il Titolo V che ha fatto D’Alema e non i partigiani”. Immediata la replica di D’Alema: “Non è vero, la riforma del Titolo V fu fatta con Amato premier, capisco che Renzi non voglia nominarlo perchè è membro della Corte Costituzionale e se la prende con me ma i fatti sono inconfutabili”.

Quanto all’Italicum, il premier non vede alcuna incongruenza nelle sue affermazioni. “Non facciamo proposte perchè se no a forza di leggi elettorali si fa il carciofo con le opposizioni che sanno solo dire no alle nostre proposte”, spiega Renzi. Ma al vertice del Pd sono convinti che, una volta capiti gli orientamenti degli altri partiti, il premier potrebbe dare una sterzata improvvisa presentando una proposta anche prima del referendum.

E per stanare Fi e Lega, i dirigenti dem fanno presente i rischi di non aver più potere in capitolo per fare modifiche se Renzi vincesse il referendum. Uno scenario che, secondo il ministro Padoan, favorirebbe la stabilità dell’Italia anche sul fronte economico. Con il ‘no’, sostiene il titolare di via XX Settembre, ci sarà “una crisi di sfiducia” mentre “il ‘sì’ sarebbe un elemento catalizzatore di tutto il processo di riforme”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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