Lampedusa ricorda la strage del 3 ottobre di tre anni fa

Pubblicato il 03 ottobre 2016 da ansa

Le croci realizzate con il legno dei barconi dei migranti dal falegname e consigliere comunale lampedusano Franco Tuccio, 10 ottobre 2013.  Centocinquanta croci sono state commissionate dalla diocesi di Milano in occasione del rito cristiano e musulmano che si terra' nel capoluogo lombardo il 2 novembre per commemorare le vittime del naufragio del 3 ottobre. ANSA / CORRADO LANNINO

Le croci realizzate con il legno dei barconi dei migranti dal falegname e consigliere comunale lampedusano Franco Tuccio, 10 ottobre 2013.
Centocinquanta croci sono state commissionate dalla diocesi di Milano in occasione del rito cristiano e musulmano che si terra’ nel capoluogo lombardo il 2 novembre per commemorare le vittime del naufragio del 3 ottobre. ANSA / CORRADO LANNINO

LAMPEDUSA (AGRIGENTO). – Nel giorno in cui circa 6.000 migranti sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia, e nove sono morti durante la traversata, diversi sono tornati sull’isola che li ha salvati per ricordare i familiari e i compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta e sono annegati quel tragico 3 ottobre di tre anni fa, quando erano ormai a poche miglia da Lampedusa.

Una strage con 368 morti divenuta un simbolo non solo per il numero delle vittime, ma anche perché segnò uno spartiacque nella politica europea sui migranti. “Una ferita aperta nella coscienza di ciascuno di noi e che costituisce tuttora un monito per l’Europa intera”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando l’importanza di istituire nell’anniversario di quella sciagura la Giornata dei migranti.

“La portata inedita, e per certi aspetti epocale, delle migrazioni nel Mediterraneo non può certo essere trattata con cecità dalle classi dirigenti e con indifferenza dalle opinioni pubbliche”, ha ammonito il capo dello Stato. Tante tragedie, troppe. Perchè “quasi ogni giorno è il 3 ottobre 2013”, ha ricordato il presidente del Senato, Pietro Grasso. E tutti noi “siamo moralmente chiamati in causa” perché “per ogni singola vita perduta muore la nostra umanità”.

Sono stati proprio i superstiti di quella tragedia di ottobre ad aprire la marcia che ha attraversato le strade di Lampedusa (dove durante la cerimonia è sbarcato un barchino con 12 migranti partiti dalla Tunisia) per concludersi davanti alla Porta d’Europa, il monumento costruito per commemorare i migranti morti in mare. Alla testa del corteo un grande cartello con la scritta “Proteggere le persone, non i confini” e il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, con la fascia tricolore, che in questi anni è stata sempre in prima fila nella difesa dei diritti di profughi e rifugiati.

Sull’isola anche 200 studenti giunti da tutta Europa per partecipare a workshop tematici nell’ambito del progetto “L’Europa inizia a Lampedusa”, un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione presente con il sottosegretario Davide Faraone. Al termine della marcia si è svolta una cerimonia in mare in ricordo di tutte le vittime dell’immigrazione con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che da una motovedetta della Guardia Costiera ha lanciato una corona nella zona dove avvenne il naufragio.

“Tre anni fa – ha osservato il ministro – era solo una tragedia italiana oggi è una giornata europea”. “Noi non sappiamo se sono profughi o no quando li salviamo, ma sappiamo che dobbiamo salvarli”, ha aggiunto. “L’Europa – ha detto ancora – è ad un bivio decisivo: o ci si salva tutti con severità, rispettando le regole oppure sarà un fallimento”. E “l’Europa – ha aggiunto – aveva deciso di ricollocare i profughi e gli Stati hanno sottoscritto quei patti, anche se non tutti li stanno rispettando. Un atteggiamento che io considero grave”.

Un’analisi condivisa anche dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “L’Italia continua a prodigarsi in una straordinaria azione di soccorso – ha sottolineato – ma l’accoglienza non può coinvolgere soltanto un esiguo numero di Paesi europei. C’è bisogno che tutti gli Stati dell’Unione condividano la propria quota di responsabilità, come condividono le risorse che dall’Ue arrivano”.

Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati sono oltre 11.400 le persone morte nel Mediterraneo dal 3 ottobre 2013 ad oggi. “Solo quest’anno, sono 3.498 le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel disperato tentativo di trovare salvezza in Europa”, ha evidenziato Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, anche lei presente a Lampedusa.

Quest’anno hanno attraversato il mar Mediterraneo, finora, oltre 300 mila persone, il 28% sono bambini, molti dei quali non accompagnati. Un flusso senza sosta che è proseguito anche oggi: nelle ultime ore sono state 39 le imbarcazioni soccorse nel Canale di Sicilia dalle navi della Guardia Costiera, della Marina Militare e delle Ong: circa 6.000 le persone salvate. Ma pure stavolta, purtroppo, qualcuno non ce l’ha fatta. Sono nove i cadaveri di migranti recuperati dai soccorritori: sette erano su uno stesso barcone, uno su un’altra imbarcazione, mentre un’altra persona, recuperata in gravi condizioni, è morta mentre veniva trasportata verso la terraferma.

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