Referendum in Colombia, un esempio di democrazia

Pubblicato il 04 ottobre 2016 da Mauro Bafile

CARACAS – Un esempio di democrazia, di un Paese in cui le istituzioni funzionano ed è rispettata l’indipendenza dei poteri. In Colombia ha vinto il “No”. Il Paese era stato chiamato ad esprimersi sugli accordi di pace firmati dal Governo del presidente Juan Manuel Santos e le Farc, la storica formazione guerrigliera fondata nel 1964 da Pedro Antonio Marìn, meglio conosciuto col nome di Manuel Marulanda Vèlez o “Tirofijo”. Il 50,24 per cento dei votanti ha rispedito al mittente l’accordo mentre il 49,75 per cento si è espresso a favore del “Sì”. Dalla consulta popolare, quindi, è emerso un Paese spaccato il cui futuro politico ed economico pare incerto. Il “No”, infatti, rappresenta una sconfitta per il Governo del presidente Santos e il trionfo della destra radicale guidata da Alvaro Uribe Vèlez ma anche un duro colpo all’economia della nazione. L’accordo di pace avrebbe rafforzato il clima di fiducia nel Paese e convinto anche gli industriali e le multinazionali più intransigenti, a investire. Ora il futuro politico è incerto, probabilmente gli investitori tireranno i remi in barca e la strada verso la pacificazione del Paese è sempre più in salita. Come con la Gran Bretagna dopo il referendum sul “Brexit”, così la Colombia si è risvegliata, il giorno dopo il “No”, disorientata, confusa, in stato di “shock”.
Ma non è l’esito della consulta popolare quello che ci interessa analizzare in queste colonne, ma la maniera in cui si è svolto il Referendum prima, durante e dopo i risultati.
Una lezione di democrazia. Non siamo noi a dirlo, sono i fatti a dimostrarlo. La Colombia, nonostante sia un paese travagliato da una lunga guerra interna, ha mostrato domenica scorsa come le istituzioni riescano a funzionare e come si abbia un profondo rispetto per l’indipendenza dei poteri pubblici.
Il referendum per confermare l’accordo di pace tra le Farc e il governo è stato realizzato immediatamente dopo la firma dell’accordo, avvenuta ufficialmente il 26 settembre scorso, a seguito della fine del dialogo, avvenuto lo scorso 24 agosto. La consulta, quindi, è stata organizzata in pochissimo tempo, a dimostrazione di cosa si può fare quando esistono volontà e un organismo elettorale efficiente.
Nella campagna per il “No” e quella per il “Sì”, poi, sebbene i toni siano stati molto accesi, come accade spesso in una campagna elettorale, non sono mai state impiegate espressioni apertamente insultanti, tantomeno minacce, anche se il dibattito non sempre si è svolto nell’ambito delle idee.
Dopo la consulta popolare, poi, i colombiani non hanno dovuto attendere fino a notte inoltrata o, addirittura, il giorno seguente, per conoscere i risultati. Dopo appena due ore, forse poco più, l’organismo elettorale, dopo una serie di bollettini provvisori, in cui il “No” e il “Si” si sono alternati creando illusioni, ha reso noto l’esito della consulta popolare.

Nessuno ha avuto da ridire sui risultati, né il governo né chi sosteneva la scelta del “no”. Tutto, quindi, si è svolto come è costume radicato nelle democrazie mature.
In Venezuela, da mesi, il Tavolo dell’Unità cerca di superare i tanti ostacoli, criticati anche da autorevoli istituzioni internazionali e da numerosi governi democratici che seguono con interesse e preoccupazione le vicende venezuelane, posti dal Consiglio Nazionale Elettorale, per attivare un Referendum volto a destituire il Presidente giunto a metà del suo mandato, come previsto dalla Costituzione.
Il Tavolo dell’Unità continua a rincorrere il Referendum. E lo fa con l’unico strumento a sua disposizione: la presenza sempre più massiccia di venezuelani nelle manifestazioni di piazza che organizza. Qualunque scorciatoia per destituire il capo dello Stato sarebbe un crasso errore. La medicina sarebbe peggiore alla malattia.
Come sostiene Luis Vicente Leòn in una nota pubblicata dal portale “Prodavinci”, il Tavolo dell’Unità deve impegnarsi nella raccolta del 20 per cento delle firme, tracciare strategie per non fallire l’obiettivo a prescindere dalla corsa ad ostacoli imposta dall’organismo elettorale.
E’ probabile che non vi sia consulta popolare quest’anno, e forse neanche il prossimo, ma l’Opposizione avrebbe dimostrato agli occhi del mondo che esiste una maggioranza stanca delle politiche del governo e desiderosa di un cambio. E una minoranza che nega l’inevitabile. Il cammino è lungo e non certo facile. Ma si sapeva.
Mauro Bafile

Ultima ora

01:51Cnn, Pyongyang ‘diplomazia con Usa? Prima i missili’

(ANSA) - NEW YORK, 17 OTT - La Corea del Nord non è al momento interessata alla diplomazia con gli Stati Uniti: prima vuole centrare l'obiettivo di un missile intercontinentale in grado di raggiungere la costa orientale degli Usa. Lo riporta la Cnn citando alcune fonti di Pyongyang. "Prima di impegnarci in sforzi diplomatici con l'amministrazione Trump vogliamo inviare un chiaro messaggio sul fatto che abbiamo le capacità di rispondere a qualsiasi aggressione americana" dicono le fonti alla Cnn.

00:02Brexit: Juncker-May, serve accelerazione negoziati

(ANSA) - BRUXELLES, 16 OTT - Per il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e per la premier Theresa May i negoziati "si devono accelerare nei mesi a venire". Lo fanno sapere in un comunicato congiunto al termine della cena che si è svolta "in un'atmosfera costruttiva e amichevole".

23:26Calcio: Verona batte Benevento 1-0

(ANSA) - VERONA, 16 OTT - Il Verona ha battuto il Benevento 1-0 nell'ultimo incontro dell'ottava giornata della serie A. Autore del gol partita Romulo nella ripresa. Il primo successo in campionato porta i gialloblù a 6 punti consentendogli di scavalcare in un sol colpo Genoa, Spal e Sassuolo. Il Benevento, che ha giocato in 10 dal 38' del primo tempo per l'espulsione di Antei (rosso diretto), resta a zero punti.

23:24Catalogna, arrestati due leader indipendentisti

(ANSA) - MADRID, 16 OTT - Un giudice spagnolo ha ordinato l'arresto dei presidenti delle due grandi organizzazioni indipendentiste della società civile catalana Anc e Omnium, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, accusati di "sedizione" per le manifestazioni pacifiche di Barcellona il 20 e il 21 settembre, riferisce Tv3. "La Spagna incarcera i leader della società civile della Catalogna per avere organizzato manifestazioni pacifiche. Purtroppo ci sono di nuovo prigionieri politici": così il presidente catalano Carles Puigdemont ha reagito su twitter all'arresto. Il vicepresidente della Anc Agustì Alcoberro ha condannato l'arresto e ha definito i due "ostaggi politici nelle mani del governo spagnolo". Alcoberro ha lanciato un appello alla mobilitazione del popolo della Catalogna.

21:03Gb: Kate balla con orso Paddington per evento beneficenza

(ANSA) - LONDRA, 16 OTT - Kate Middleton si è lanciata in un ballo improvvisato con tanto di piroette insieme al noto orso Paddington partecipando a un evento di beneficenza legato al secondo film sul celebre personaggio amato dai bambini. Con William ed Harry e il cast del film 'Paddington 2' ha festeggiato proprio nella stazione di Paddington, a Londra, che ha dato il nome al celebre 'bear' creato dallo scrittore Michael Bond. La duchessa di Cambridge sta meglio dopo le nausee che l'avevano colpita per la sua terza maternità anche se continua a soffrirne, secondo quanto ha affermato una portavoce di Kensington Palace. Come hanno notato i tabloid del Regno, Kate indossava un abito rosa dal quale inizia ad emergere una piccola pancia, segno della sua gravidanza.

20:50Champions: Sarri,’Calendario? In Lega sono inadatti’

(ANSA) - ROMA, 16 OTT - "Qualcuno in Lega ha sbagliato i criteri di formulazione dei calendari. È impossibile giocare sabato contro la Roma, a Manchester con il City tre giorni dopo e poi fra tre giorni contro l'Inter. Evidentemente, in questo momento in Lega sono inadatti a fare certe cose": così Maurizio Sarri alla vigilia del match di Champions con il City. "A dicembre - aggiunge - giocheremo l'ultima gara del girone col Feyenoord pochi giorni dopo Napoli-Juventus: per noi che dovremmo rappresentare l'Italia in Europa non è una bella cosa".

20:30Iraq: media, ‘Peshmerga decapitati a Kirkuk’

(ANSA) - ROMA, 16 OTT - Alcuni Peshmerga "sono stati decapitati" da elementi delle milizie filo-Iran a Kirkuk. Lo scrive la tv del Kurdistan Rudaw, citando un proprio reporter sul posto. I militari fedeli al governo di Erbil decapitati sarebbero "almeno 10".

Archivio Ultima ora