Referendum: Renzi, “in ballo non la democrazia ma la burocrazia”

Referendum: Renzi, "in ballo non la democrazia ma la burocrazia"
Referendum: Renzi, "in ballo non la democrazia ma la burocrazia"
Referendum: Renzi, “in ballo non la democrazia ma la burocrazia”

ROMA. – Matteo Renzi ribadisce l’apertura sulle modifiche all’Italicum, ma punta sempre sul referendum, tornando ad attaccare, il fronte del “no”, definito una “Woodstock”. Intanto gli alleati del Pd si muovono per avviare la discussione in Parlamento e cercare di reintrodurre le coalizioni nella legge elettorale. Renzi ha ammesso di aver fatto un errore nell’aver personalizzato il referendum, e ha contrattaccato il fronte del “no” accusandolo ora di voler fare lui “il referendum contro di me”.

Intanto il premier continua a svolgere il ruolo del “front runner” del Si’: prima sarà a Treviso, e in una serie di incontri sponsarizzerà il sì. E quanto alle ipotesi di confronti con altri esponenti del No, dopo quello con Zagrebelsy, si è detto disponibile ma con una clausola: “io non ho problemi di nessun genere ma la priorità per me è governare”.

Il premier non rinuncia poi allo spirito fiorentino: ricordando il dibattito con Zagrebelsky ha commentato: “Si scopre che in ballo non è il futuro della democrazia ma della burocrazia”. Certo, ha pure ammesso il “calo di popolarità” che potrebbe incidere sulle urne, ma si è pure detto fiducioso in una rimonta a fronte di tanti italiani che nei sondaggi si dicono indecisi.

Quanto alle modifiche sull’Italicum Renzi ha ribadito che il Pd “non si sottrarrà” a confronto ma attende una proposta dagli altri partiti. Da Forza Italia è giunto un nuovo “niet” con Renato Brunetta e Francesco Paolo Sisto: prima del referendum non se ne parla. Proprio su Brunetta e sui capigruppo di Lega e Fdi, i dirigenti della maggioranza di governo fanno pressing, per ora senza esiti.

Gli alleati più piccoli del Pd hanno così preso l’iniziativa parlamentare almeno per iniziare la discussione in Commissione affari costituzionali. Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto e autore di un ddl di modifica dell’Italicum, ha inviato una lettera al presidente della Commissione, Andrea Mazziotti, per sollecitare l’inizio della discussione.

Quest’ultimo è stato cauto: “Il lavoro in Commissione andrà avviato solo se ci sono reali chance di successo e non con una discussione a vuoto che finisce nel nulla”. Insomma senza un ampio appoggio dei gruppi si rischia di “bruciare” la possibilità.

E così anche Ap ha preso l’iniziativa: il suo capogruppo in Commissione Dore Misuraca ha annunciato l’imminente presentazione di un ddl e la richiesta a Mazziotti di avvio della discussione. Sia la proposta di Pisicchio che quella di Ap prevedono le coalizioni. La prima mantiene il ballottaggio ma introduce il quorum del 50% degli elettori per renderlo valido. La proposta di Ap elimina il ballottaggio; inoltre assegna un premio di 90 seggi, fino a un tetto di 340 seggi complessivi, che andrebbe alla coalizione più votata, purché essa raggiunga il 35%.

La minoranza Dem insiste sulla sua proposta, il Mattarellum 2.0, chiedendo che sia fatta propria dal Pd, ma nella maggioranza Dem non c’è intenzione di presentare una propria proposta. Marina Sereni sintetizza le ragioni: “A cosa servirebbe? Per alimentare una polemica contro il Pd che vorrebbe decidere tutto da solo? Per cercare di regolare conti interni al nostro partito? Per dare a qualcuno l’alibi per non impegnarsi nella campagna per il Sì al referendum?”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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