La Russia difende Trump, clamorosa protesta all’Onu

Pubblicato il 07 ottobre 2016 da ansa

Republican presidential candidate Donald Trump, left, stands with Democratic presidential candidate Hillary Clinton before the first presidential debate at Hofstra University, Monday, Sept. 26, 2016, in Hempstead, N.Y. (ANSA/AP Photo/ Evan Vucci)

Republican presidential candidate Donald Trump, left, stands with Democratic presidential candidate Hillary Clinton before the first presidential debate at Hofstra University, Monday, Sept. 26, 2016, in Hempstead, N.Y. (ANSA/AP Photo/ Evan Vucci)

WASHINGTON. – Ad un mese esatto dal voto per le presidenziali, Hillary Clinton è in vantaggio su Donald Trump di 4,3%, ossia 48,1% contro 43,8%, secondo la media dei sondaggi nazionali di RealClearPolitics. Sullo sfondo del crollo statistico, intanto, spunta l’imbarazzante protesta formale della Russia al segretario generale dell’Onu Ban ki-moon per le critiche rivolte al candidato repubblicano da uno dei funzionari più alti in grado delle Nazioni Unite.

Il rating del tycoon è in calo dal 2 ottobre, mentre quello dell’ex segretario di Stato continua a salire dal 18 settembre, quando i due candidati erano separati solo da uno 0,9%. Il magnate sta perdendo terreno anche negli swing state, tanto che il suo vice Mike Pence avrebbe più probabilità di lui di battere Hillary Clinton, secondo un sondaggio di Politico tra i suoi ‘insiders Gop’ in quegli stati in bilico: il 66% di loro ritiene che il governatore dell’Indiana sconfiggerebbe la candidata democratica, mentre solo il 44% pensa che Trump prevarrebbe.

Le quotazioni di Pence sono salite dopo la performance nel primo e unico duello tv tra vice, dove secondo esperti e sondaggi ha dominato il confronto con Tim Kaine, facendo rimpiangere a molti dirigenti repubblicani l’ipotesi di un nominee come lui. Il rating del tycoon è sceso invece dopo la deludente prestazione nel primo dibattito con Hillary Clinton, seguito da una serie di imbarazzanti rivelazioni giornalistiche, attacchi dei media e gaffe personali.

Il magnate sta preparandosi per riscattarsi nella seconda sfida tv di domenica in Missouri: il suo campaign manager, Robby Mook, si aspetta un Trump “molto più preparato e concentrato sulle sue proposte politiche” e non intenzionato ad usare “il tipo di attacchi personali e duri che ha minacciato”, ossia le infedeltà di Bill. Però ne ha sparata un’altra delle sue, denunciando che c’è un input per far passare alla frontiera gli immigrati clandestini in modo che possano votare manipolando così le prossime elezioni. Accusa non provata, tanto più che gli immigrati appena ammessi non hanno diritto di voto, ma che rivela un nuovo tentativo di mettere in discussone il risultato delle urne.

Il magnate continua a restare nel mirino dei media, che ogni giorno tirano fuori dal cilindro scheletri vecchi e nuovi. Politico ha denunciato il doppio ruolo, di lobbista per il Cremlino e di consigliere di politica estera per Trump, di Richard Burt, ex dirigente del dipartimento di stato con Ronald Reagan ed ex ambasciatore in Germania. La sua azienda, secondo la testata, ha ricevuto 365 mila dollari per aver fatto lobbying a favore del gasdotto Nord Stream II (controllato da Gazprom e osteggiato da Usa e Polonia) nei primi sei mesi di quest’anno, quando ha contribuito a plasmare il primo intervento di politica estera di Trump.

Intervento in cui il tycoon ha espresso il suo apprezzamento per Putin e auspicato un miglioramento dei rapporti con la Russia, suscitando sospetti di essere un alleato del presidente russo e di essere sostenuto dal Cremlino. Tanto che l’ambasciatore russo all’Onu, Vitali Churkin, ha protestato formalmente un mese fa con Ban ki-Moon per le critiche al populismo di Trump da parte di Zeid Ra’ad al-Hussein, l’alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite: non si era mai vista una lamentela russa su come l’Onu tratta un politico americano.

Trump è costretto ad incassare anche uno schiaffo dall’ex moglie Ivana, che può pesare sull’elettorato femminile: “Non è mai stato realmente interessato ai figli fino a che non ha potuto parlare di affari con loro. Quando hanno compiuto 21 anni, glieli ho consegnati e gli ho detto: ecco il prodotto finito, tu puoi prenderli da questo momento”.

Pesante sul fronte rosa anche lo smacco subito da Caroline Rose Giuliani: la figlia dell’ex sindaco di New York, tra i più convinti sostenitori di Trump, ha deciso di non seguire le scelte politiche del padre e appoggia con entusiasmo la candidata democratica.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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