Trump evoca la galera, caos repubblicani. Clinton vola

Pubblicato il 10 ottobre 2016 da ansa

Secondo i risultati dell'ultimo sondaggio Nbc/Wsj condotto tra sabato e domenica dopo la diffusione del video con le frasi sessiste di Trump ma prima del duello televisivo, la candidata democratica segna un vantaggio netto e stacca il rivale di ben 11 punti percentuali

Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio Nbc/Wsj condotto tra sabato e domenica dopo la diffusione del video con le frasi sessiste di Trump ma prima del duello televisivo, la candidata democratica segna un vantaggio netto e stacca il rivale di ben 11 punti percentuali

WASHINGTON. – Hillary Clinton puntava all’autocombustione di Donald Trump, che però non è arrivata. Nonostante il video sessista, nonostante le accuse sopra le righe lanciatele dal tycoon (“sei il diavolo con il cuore pieno di odio”), le minacce shock (“se io fossi presidente ti manderei in galera”) e la vittoria della candidata democratica nel secondo duello in diretta tv, giudicata netta in maniera unanime.

Perché il candidato repubblicano, nonostante tutto, resta a galla e non rinuncia fino alla fine a parlare ai suoi, a quella base che ribolle di insofferenza verso l’establishment e che lo ha portato fin qui, sull’uscio della Casa Bianca, gettando però il partito nel caos.

Oggi, a meno di un mese dall’Election day dell’8 novembre, è esploso lo scontro tra il candidato digerito a fatica e lo speaker della Camera Paul Ryan, la più alta carica eletta del Grand Old Party: anche se non è arrivato a ritirare ufficialmente il suo endorsement per il tycoon, Ryan ha fatto sapere senza mezzi termini di non avere più intenzione di difenderlo.

Proprio sabato scorso Ryan sarebbe dovuto comparire sul palco con il candidato nel corso di un evento elettorale nel suo Wisconsin, ma dopo la diffusione del video scandalo aveva subito ritirato la sua adesione. Poi una ad una le ‘defezioni’ e le condanne dei big repubblicani seguite alla pubblicazione di quel video. Adesso, secondo indiscrezioni, in una riunione a porte chiuse lo speaker della Camera ha fatto sapere di non voler più fare campagna per e con Donald Trump.

Non sono bastate quindi le scuse per quelle frasi registrate nel 2005, che Trump ha liquidato come “chiacchiere da spogliatoio”. Puntando invece il dito contro le tresche di Bill Clinton, ex presidente e marito di colei che aspira a tornare alla Casa Bianca come prima presidente donna degli Stati Uniti, fino a portare le “accusatrici” di Bill nell’auditorium del dibattito.

Uno dei duelli televisivi più velenosi di sempre è stato descritto lo scontro consumatosi a St. Louis tra i due candidati che si propongono all’America con tutto il loro pesante bagaglio. E’ stato però Trump a tenere alta la tensione, proteso tutto il tempo in attacco, perché pur meno nervoso e indisciplinato che nel primo round lo scorso 9 ottobre non ha rinunciato alla suo obiettivo: demolire Hillary Clinton. Fino a quella frase sconcertante e senza precedenti che ha suscitato lo sdegno da più parti: “Se fossi presidente nominerei un procuratore speciale per indagare l’uso del server privato” e “tu saresti in galera”.

Tutto troppo personale, una resa dei conti consumata in diretta tv e con cui Trump ha finito per mostrare il fianco all’avversaria, che lo ha infilzato sulla politica estera, accusandolo di essere un “regalo per l’Isis” e di ispirare le interferenze russe nella campagna elettorale come non se ne erano mai viste “per influenzare le elezioni a favore di Trump”.

E non bisogna avere nostalgia di Ronald Reagan per capire che sotto questa raffica di colpi Trump ‘politicamente’ per i repubblicani vecchio stampo non sta in piedi. Ma probabilmente è una presa di coscienza tardiva, davanti all’inevitabilità dei numeri che vedono volare Hillary Clinton: dopo il parere unanime degli osservatori che ne hanno sancito il trionfo nel dibattito televisivo, sono arrivati anche i risultati dell’ultimo sondaggio Nbc/Wsj condotto tra sabato e domenica dopo la diffusione del video con le frasi sessiste di Trump ma prima del duello televisivo, in cui la candidata democratica segna un vantaggio netto e stacca il rivale di ben 11 punti percentuali con il 46% delle preferenze contro il 35% di Donald.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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