Dario Fo: l’amore e odio con la politica, da Fanfani a Grillo

Beppe Grillo e Dario Fo in piazza Duomo a Milano, 19 febbraio 2013, in una immagine del profilo facebook di Grillo. ANSA/FACEBOOK
Beppe Grillo e Dario Fo in piazza Duomo a Milano, 19 febbraio 2013, in una immagine del profilo facebook di Grillo. ANSA/FACEBOOK
Beppe Grillo e Dario Fo in piazza Duomo a Milano, 19 febbraio 2013, in una immagine del profilo facebook di Grillo. ANSA/FACEBOOK

ROMA. – C’è la commozione dei 5 Stelle, il riconoscimento del Presidente della Repubblica per il “suo genio creativo e la sua incrollabile passione civile”, il sentito addio del premier ad un “grande italiano nel mondo” e il rispettoso, ma non unanime, saluto di quanti hanno condiviso la passione politica anche dall’altra parte della sua barricata.

L’addio del mondo politico a Dario Fo, largamente riconosciuto come uno tra i protagonisti del novecento per le sue eclettiche virtù di uomo di lettere, di teatro e allo stesso tempo di impegno civile, è sincero e sentito.

Nessuno dimentica quella che Nichi Vendola ha definito la “furia civile” con la quale questo genio ribelle e un po’ profetico – come quando scrisse il ‘Fanfani rapito’ diversi anni prima del rapimento Moro – si è scontrato contro l’establishment dell’intero arco costituzionale durante la prima e seconda Repubblica, mettendo il suo spirito ribelle al servizio prima delle organizzazioni extraparlamentari e poi dei 5 Stelle.

Con Dario Fo “l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese” afferma Matteo Renzi, il primo ad esprimere le pubbliche condoglianze anche a nome di tutto il governo.

E l’auspicio di una condivisa “memoria” nei confronti di un uomo che ha fatto la “storia del teatro, della televisione, della letteratura” è il messaggio che arriva da Sergio Mattarella che loda la testimonianza offerta da Fo “alle giovani generazioni”.

Ha fatto della “satira sul potere uno stimolo alla politica” gli riconosce Laura Boldrini ed anche la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, loda “la sua voce irriverente e impegnata” e ricorda quel “giullare fuori dagli schemi” a cui, assieme “alla sua inseparabile Franca, dobbiamo risate, lacrime, riflessioni”.

Il suo ricordo placa anche Matteo Salvini, spesso incurante delle circostanze quando si è trattato di attaccare avversari politici: “Per lui io e i leghisti eravamo razzisti, egoisti, ignoranti? Vabbè, acqua passata, non porto rancore, doppia preghiera” gli concede.

Non frena invece Renato Brunetta: “nessuna ipocrisia. Dario Fo non mi era mai piaciuto, l’ho considerato sempre un uomo violentemente di parte”. Non lo fa neppure il leghista Mario Borghezio che lo accusa: “fu volontario in un reparto dell’esercito della RSI particolarmente impegnato nelle azioni antipartigiane”.

A Firenze i consiglieri di Forza Italia e Fratelli d’Italia si rifiutano di rispettare il minuto di silenzio chiesto da M5s e appoggiato da Pd e Si. Ma è dal versante dei 5 Stelle che lo choc, dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, si fa sentire con più dolore.

Da Beppe Grillo ai portavoce eletti fino ai militanti del Movimento, traspare il sentimento di un vero e proprio lutto. “Descrivere una perdita così è straziante quanto impossibile” ammette l’ex comico ora leader del M5s che loda il suo spirito “libero” e rimarca: “l’ultima cosa che abbiamo perso è il Dario premio Nobel, la prima è l’esempio di un modo grandioso di interpretare la propria umanità che ci ha sempre regalato a piene mani”.

I parlamentari, gli eletti sul territorio con il Movimento, la base degli iscritti al Movimento, dopo la dipartita di Casaleggio si sentono doppiamente orfani e piangono quello che è stato un compagno delle loro battaglie. Volevano “tanto bene al grande maestro” i parlamentari del M5s, costretti a dare l’addio ad “un punto di riferimento fondamentale, un compagno di viaggio allegro, geniale e profondo”.

(di Francesca Chiri/ANSA)