Ritorno Schengen più lontano, verso l’estensione dei controlli

Ritorno Schengen più lontano, verso l'estensione dei controlli
Ritorno Schengen più lontano, verso l'estensione dei controlli
Ritorno Schengen più lontano, verso l’estensione dei controlli

LUSSEMBURGO. – Si allontana il ritorno a Schengen. Con l’avvicinarsi della scadenza del 12 novembre, periodo limite concesso dal Consiglio europeo a Austria, Germania, Svezia, Danimarca e Norvegia per i controlli ai loro confini, quattro capitali hanno dichiarato di puntare al loro prolungamento. Oslo è l’unica cancelleria a non essere ancora uscita allo scoperto.

La motivazione su cui fanno leva è che le frontiere esterne dell’Unione non sono ancora in sicurezza. Fonti diplomatiche greche parlano di “alibi”, mentre il ministro dell’Interno Angelino Alfano sottolinea “se lo fanno per ragionamenti politici, per dare soddisfazione all’opinione pubblica nazionale lo capisco, ma il problema pratico dal loro punto di vista non ci sarebbe”.

E mentre da Roma il capo dello Stato Sergio Mattarella lamenta il fatto che l’Italia continua a sopportare il peso dei flussi del Mediterraneo “praticamente da sola”, nonostante gli impegni presi in sede europea, il capo del Viminale si scontra a distanza con il suo omologo francese Bernard Cazeneuve, che lasciando il consiglio Ue denuncia:

“Non è possibile immaginare che una parte dei migranti che arrivano in Italia non passino per gli hotspot, questo pone rischi per la sicurezza”. Ma Alfano qualche ora più tardi risponde: “Sulla sicurezza non accettiamo lezioni da nessuno. Possiamo darne, non certo prenderne”.

Il capo del Viminale batte i pugni sul tavolo anche durante la riunione con i suoi omologhi europei: “L’Italia non è disponibile a diventare l’Ellis Island d’Europa”, avverte. “Siamo qui a denunciare che i patti stabiliti non sono stati rispettati”. “Abbiamo fatto tutto quanto ci era stato chiesto”, ed ora è il momento che si mostri solidarietà e concretezza facendo rimpatri e ricollocamenti.

E’ il momento che si metta mano al portafogli e “si facciano i compact con i Paesi africani così com’è stato fatto con la Turchia per la rotta balcanica”, ammonisce. Perché gli sbarchi, evidenzia, non sono responsabilità dell’Italia ma “della comunità internazionale che ha mandato al campo santo Gheddafi e non ha completato il lavoro”. “Il Paese paga per tutti un conto salatissimo e se non ci fosse la flessibilità sui migranti saremmo a un paradosso che si poggia sull’inefficienza”.

Intanto tra gli Stati membri ai margini dell’incontro si è parlato dell’estensione dei controlli Schengen. Vari Paesi, tra questi Francia, Olanda, Lettonia hanno già fatto sapere che non ostacoleranno la richiesta sui ‘check’. Anche secondo la Slovacchia, presidenza di turno, ci sono le condizioni per prolungarli. La proposta dovrà essere comunque formulata dalla Commissione Ue, che preme per tornare “al più presto” ad una situazione di normalità.

La richiesta “sarà valutata e se giustificata daremo l’autorizzazione”, dice il commissario Ue Dimitris Avramopoulos. “In Grecia ci sono 50mila profughi che non sono stati ancora del tutto o in parte registrati e ce ne sono molti sulla rotta balcanica, quindi penso che sarà difficile che il sistema possa essere funzionante per metà novembre”, avverte il ministro dell’Interno austriaco Wolfgang Sobotka.

“Vogliamo tornare ad una Schengen” funzionante, ma questo “presume un efficace controllo delle frontiere esterne”, quindi “penso sia giusto prolungare i controlli”, ammonisce il suo omologo tedesco Thomas de Maiziere. “Le basi formali ci sono”, dichiara lo svedese Anders Ygeman, pur precisando che Stoccolma non ha ancora assunto una posizione formale.

La Commissione Ue aveva presentato a maggio una raccomandazione, adottata dal Consiglio europeo qualche giorno più tardi, sulla base dell’articolo 29 del Codice Schengen – mai usato prima – per permettere ai cinque Paesi di estendere i controlli temporanei, fino ad un massimo di sei mesi, ma solo per confini specifici.

(dell’inviata Patrizia Antonini/ANSA)

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