Finisce età dell’oro, calano le fortune dei miliardari

Pubblicato il 14 ottobre 2016 da ansa

Wang Jianlin, tycoon del colosso Wanda

Wang Jianlin, tycoon del colosso Wanda

ROMA. – Miliardari ‘sotto pressione’. La loro ricchezza è diminuita lo scorso anno di 300 miliardi di dollari, dopo essere cresciuta di sette volte negli ultimi vent’anni. Complessivamente 1.400 super ricchi si sono spartiti 5.100 miliardi – secondo il report di Ubs e Pwc ‘Are billionaires feeling the pressure?’ – 3,7 miliardi a testa. Si tratta di una cifra ancora stellare per i comuni cittadini ma, per i signori del denaro, ha significato una perdita del 7,5% in un solo anno.

Le difficoltà hanno colpito i magnati di tutti i settori a partire dalle materie prime e dall’industria, con la sola eccezione delle imprese sanitarie. Nel momento in cui un miliardario corre per la Cassa bianca, così, la categoria appare in difficoltà come non accadeva da decenni.

“Dopo più di vent’anni di eccezionale creazione di ricchezza, la seconda età dell’oro è entrata in una fase di stallo”, sostengono Ubs e Pwc, che attribuiscono le sofferenze dei super ricchi alla deflazione delle materie prime e all’apprezzamento del dollaro Usa, oltre a problemi nel passaggio dei patrimoni alle nuove generazioni.

Da una parte infatti c’è l’Asia che, sulla spinta della Cina, sforna nuovi miliardari al ritmo di uno ogni tre giorni. Dall’altra parte, invece, c’è un club di vecchi Paperoni – uno su tre ha più di 70 anni – in difficoltà su come lasciare il loro impero a figli e nipoti che, osservano Ubs e Pwc, spesso sono millennial non interessati a un impegno nell’azienda di famiglia.

La ricerca stima che nei prossimi 20 anni saranno trasmesse in eredità fortune per 2.100 miliardi di dollari, l’equivalente del Pil di un paese come l’India. Come avverrà questo passaggio sarà un aspetto centrale per determinare se ci troviamo davanti a una pausa dell’età dell’oro dei signori del denaro o a qualcosa di più.

Spesso infatti, negli ultimi 20 anni, la trasmissione agli eredi non ha funzionato: il 90% dei patrimoni che sono scesi sotto la soglia del miliardo di dollari dal 1995 non si è preservato oltre le prime e le secondo generazioni. Solo in Europa la maggioranza delle grandi ricchezze è sopravvissuta al passaggio dai capostipite ai discendenti e il 54% dei super ricchi ha ereditato la propria fortuna. La quota scende al 33% negli Stati Uniti e al 15% nella regione dell’Asia e del Pacifico, dove oltre otto miliardari su dieci sono selfmade men.

E’ questo il caso dei magnati che guidano la classifica dei cinesi più ricchi stilata dalla rivista Hurun. Al primo posto si conferma Wang Jianlin, tycoon del colosso Wanda, che spazia dall’immobiliare all’entertainment, con 32,1 miliardi di dollari. La seconda posizione è stata mantenuta da Jack Ma, fondatore della piattaforma e-commerce Alibaba, seguito da Ma Huateng della compagnia it Tencent e dal fenomeno Yao Zhenhua, le cui fortune si sono moltiplicate nove volte in un anno fino a 17,1 miliardi, portandolo dal 231mo al quarto posto.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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