Obama avverte, a novembre è in gioco la democrazia

Obama avverte, a novembre è in gioco la democrazia
Obama avverte, a novembre è in gioco la democrazia
Obama avverte, a novembre è in gioco la democrazia

WASHINGTON. – Il monito più forte lo ha lanciato ancora una volta Barack Obama: al voto di novembre “in gioco c’è la democrazia”, ha tuonato in Ohio, stato cruciale nella corsa per la Casa Bianca e uno dei pochi dove il candidato repubblicano ancora in parte regge, sebbene in un serrato testa a testa con Hillary Clinton.

Mentre tutto intorno crolla, sotto le picconate delle accuse di molestie a sfondo sessuale che vanno moltiplicandosi e contro le quali il tycoon grida al complotto. Ma è sempre più solo, con l’unica eccezione del candidato vice Mike Pence, che promette prove sulla sua innocenza.

Intanto un’altra donna, Kristin Anderson, ha affidato la sua testimonianza al Washington Post rivelando che nei primi anni ’90, quando ventenne aspirava a fare la modella a New York, Donald Trump le mise una mano sotto la minigonna, fino a toccarle gli organi genitali. Accadde in un locale notturno di Manhattan, mentre Anderson, oggi fotografa 46enne, stava conversando con un’amica. L’episodio durò non più di 30 secondi, ma rimase impresso nella sua memoria e negli anni la donna lo ha raccontato ad amici. Oggi ha deciso di renderlo pubblico, allungando così la lista delle accusatrici di Trump e aggiungendo altri dettagli shock, analoghi a quelli che da giorni continuano a scorrere sotto gli occhi di un’America scossa ancor più che scandalizzata.

L’intervento più efficace e anche memorabile, a giudizio di molti, è stato quello di Michelle Obama. Il marito se n’è detto orgoglioso, ha ribadito ancora una volta che un’America “migliore” c’è e l’ha esortata a votare. Perché il rischio è altissimo: Donald Trump cancellerebbe tutti i progressi fatti negli ultimi otto anni.

Mentre il fronte Clinton resta cauto. “Le elezioni presidenziali sono ancora imprevedibili”, ha ammesso prudente Hillary Clinton, mentre il tycoon continua a puntare il dito contro la rivale, contro i media e denuncia il “complotto” ordito contro di lui per abbatterlo, nell’interesse dei grandi della finanza e dei donatori di Clinton. Banchieri e imprenditori, tra cui il miliardario messicano Carlos Slim, secondo uomo più ricco del mondo (azionista del New York Times e donatore della Clinton Foundation) che – secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal – Trump ritiene responsabile, convinto che voglia aiutare Hillary a vincere le elezioni, sebbene lui abbia negato.

Intanto alcuni dei più generosi donatori del partito repubblicano hanno chiesto al comitato nazionale del Grand Old party di sconfessare e tagliare ogni legame con il candidato Donald Trump, sostenendo che le accuse di molestie minacciano di infliggere danni irreversibili all’immagine del partito. Il rischio però è che la frittata sia già fatta e che, per citare Obama, scuse e pentimenti siano “troppo poco, troppo tardi”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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