Stati Generali della Lingua Italiana, “Italiano come lingua viva”

Pubblicato il 17 ottobre 2016 da redazione

Il premier Renzi all'inaugurazione degli Stati Generali della Lingua Italiana

Il premier Renzi all’inaugurazione degli Stati Generali della Lingua Italiana

FIRENZE – Al via nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze la seconda edizione degli Stati generali della lingua italiana intitolata “Italiano come lingua viva”, percorso di riflessione e approfondimento sull’importanza della diffusione della nostra lingua quale asse fondamentale della proiezione internazionale del paese. Proiezione che molto deve alla capacità di attrazione esercitata dalla cultura e dall’immagine dell’Italia nel mondo ma cui occorre saper cogliere le potenzialità dei nuovi strumenti di promozione culturale e inserirsi in un contesto profondamente mutato dalla globalizzazione.

A dare il benvenuto ai partecipanti il sindaco della città di Firenze, Dario Nardella, che ha definito gli Stati generali “un appuntamento ormai consueto” e rilevato il valore aggiunto di “una positiva e necessaria continuità” dell’iniziativa. Ha ribadito il “rapporto speciale e unico che lega la lingua italiana alla città di Firenze” e segnalato come il 90% del lessico fondamentale oggi in uso sia quello contenuto nella Divina Commedia, testimonianza del legame indissolubile con il dialetto fiorentino e dell’origine della nostra lingua.

Due le “direttrici” della promozione dell’italiano oggi: quella che attiene al significato e al suo corretto uso tra gli italiani, per cui è necessario evitare “l’impoverimento e la mortificazione derivante dal sovrautilizzo ingiustificato di termini inglesi”, tenendo presente che questo determina anche “una mortificazione della capacità creativa connessa alla nostra lingua” e anche a livello della vita quotidiana, come, ad esempio, in tutte le pratiche dell’accoglienza; e la diffusione fuori dai confini nazionali.

Nardella insiste poi sulla capacità della nostra lingua di “costruire ponti” e ripropone come ancora valide le sfide già elaborate nel corso della prima edizione, sollecitando ad ampliare gli interventi all’estero, pensando a progetti che coinvolgano le nostre opere liriche e sinfoniche o ad una sorta di “erasmus delle arti”, anche con l’ausilio delle università straniere presenti in Italia, con la promozione di cinema e televisione, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, e ricordando che “l’esportazione della nostra lingua è spesso un viatico per l’esportazione di tutto il resto”.

“Due anni fa abbiamo scoperto un continente dell’Italia all’estero, realtà complessa cui afferiscono le comunità di italiani residenti all’estero, le nuove mobilità ma anche gli amanti della nostra lingua e cultura – afferma il vice ministero degli Esteri, Mario Giro, ribadendo come l’identità italiana sia e venga percepita “come un processo di relazione e non un assillo etnico”.

“Da quella prima edizione gli Stati generali sono rimasti convocati per continuare a formulare proposte su come potenziare la diffusione della nostra lingua e cultura e l’ampiezza di questo continente – ha proseguito il vice ministro, ricordando come a testimonianza della nostra forza attrattiva vi sia la crescita del numero di studenti di italiano nel mondo, oggi quantificati in 2,3 milioni (erano 1,5 milioni nel 2014).

Per Giro il nostro soft power è intrinseco alla nostra lingua: “strumento comunicativo, parte fondante della nostra storia ma anche capacità di analizzarla con il nostro sguardo particolare, esercizio di influenza piuttosto che ingerenza sull’altro; l’italiano – ricorda il vice ministro – è la lingua del cuore, si impone da sola, ha una potenzialità legata alla sua storia e cultura, è antidoto al pessimismo del nostro tempo, è la lingua del sì, ed è un errore pensare che essa sia debole”.

“Dobbiamo invece essere consapevoli della nostra forza, della ricchezza della nostra lingua, del fatto che il futuro è di chi sarà capace di andare in mare aperto, di coniugare conoscenze e culture – aggiunge Giro, precisando come proprio uno dei compiti degli Stati generali sia “darci consapevolezza di questo strumento prezioso”, oltre che “proporre iniziative, trasmettere uno slancio di energie e di idee per potenziare la diffusione della lingua della bellezza”. L’Italia è dunque “una grande potenza culturale spesso inconsapevole – afferma Giro e la chiamata a raccolta intende generare tale consapevolezza e risvegliare fiducia, stima e orgoglio.

Non ha partecipato all’apertura per sopraggiunti impegni istituzionali il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, mentre è intervenuto il presidente del consiglio Matteo Renzi che ha parlato di una “grande battaglia che dobbiamo fare e vincere insieme”: “fare una gigantesca scommessa culturale sul made in Italy”, a cui concorre uno stanziamento sul fronte della promozione linguistica inserito in legge di Stabilità – annuncia il premier.

“Il numero di chi studia oggi la nostra lingua è strepitoso, anche se molto piccolo rispetto ad altri Paesi – ha affermato Renzi, ricordando però come ci si trovi dinnanzi a realtà molto diverse e come “il nostro percorso non possa essere giocato nella logica dei grandi numeri”.

Ricorda però come la promozione linguistica accompagni quella commerciale e sia anzi un volano di quest’ultima e come l’Italia sia il secondo paese nella graduatoria dei marchi commerciali, con una capacità attrattiva universalmente riconosciuta dal fatto “che molto spesso si definisce italiano ciò che italiano non è – segnala il premier, richiamando il fenomeno dell’italian sounding.

“Tale fenomeno, così come la parola crisi, rappresenta per noi anche un’opportunità, è un’evocazione chiara del bello che l’Italia esprime – afferma il presidente del Consiglio che sollecita tutti alla “scommessa culturale sul made in Italy, al racconto di un paese diverso, che non nega i problemi reali, ma tenta di affrontarli per quelli che sono, in una cornice internazionale in cui l’Italia può essere elemento di attrazione”. Una “scommessa sulla cultura” che coinvolge però tutta l’industria, culturale e non solo.

“Il governo c’è – continua, sollecitando anche la Rai a fare la sua parte ed estendendo la sollecitazione a tutti. “Il mondo ha bisogno di bellezza e di qualità, ha bisogno di noi e per vincere questa scommessa – precisa Renzi – dobbiamo essere operativi e concreti e non piangerci addosso per le difficoltà della globalizzazione”. “Dobbiamo guardare invece al futuro con lo sguardo innamorato del nostro paese, sguardo spesso più degli stranieri che interno al paese stesso – conclude Renzi, ribadendo come il futuro dell’Italia non sia solo nella sua memoria, ma anche nella “lingua viva” cui è dedicata questa due giorni fiorentina.

Accoglie la sollecitazione di Renzi a nome della Rai la presidente Monica Maggioni, che riconosce come l’azienda di Stato non possa accontentarsi di quanto fatto sino ad oggi, ma occorrano idee “per proiettarsi in modo diverso nel mondo”. Per quanto riguarda la diffusione di lingua e cultura la riflessione non può fare a meno di investire gli strumenti oggi a disposizione e Maggioni segnala in proposito come la nuova app della Rai, Rai play, sia stata scaricata anche all’estero, per il 10% degli utenti, sia da italiani all’estero che da amanti del paese.

“Dobbiamo avviare progetti specifici e pensare alla nostra lingua anche come piattaforma di incontro per chi arriva sulle nostre coste ma anche per coloro che si trovano all’estero, pensare a cosa vogliamo trasmettere con essa, a fare in modo che essa sia luogo in cui ci si incontra e si costruiscono modelli diversi da quelli dello scontro e della paura. La Rai c’è e ci sarà – conclude Maggioni – per ripensare noi e la lingua italiana in un contesto globale, dove la globalizzazione rappresenta un’opportunità per un’offerta di qualità”.

Il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, ha parlato di un “ritardo accumulato nel dare all’Italia una proieizione internazionale, ritardo frutto di introversione politica” che ha pesato anche sulla diffusione della nostra lingua all’estero. “Ci siamo limitati a difendere l’italiano come lingua confinata nella nostra Penisola, parlata dagli italiani all’estero e da pochi eruditi, un approccio legato all’ital-nostalgia e che oggi deve invece puntare sull’ital-simpatia – ha affermato Riccardi, ricordando come il nostro sia un paese grande ed economicamente forte e “che può diventare un mondo al di fuori dei confini nazionali”.

“Nel 2014 abbiamo definito la lingua italiana una risorsa per il futuro e non solo un patrimonio del passato. L’ital-nostalgia è basata invece sull’idea di una patria piccola, mentre la nostra deve essere l’idea di una patria grande, sulla cui estroversione deve essere fatta una scelta sistemica – afferma Riccardi, segnalando come “esistano spazi, riserve di energia, amici dell’Italia, realtà in crescita che vanno federate in un tessuto di ital-simpatia” determinando così anche ripercussioni importanti sull’economia turistica.

Il presidente della Dante ribadisce inoltre come la lingua italiana non sia solo “veicolo ma anche contenuto” e riconosce l’importanza della nuova mobilità italiana e dei nuovi italiani per la diffusione della nostra lingua – il quinto paese al mondo per l’insegnamento dell’italiano è l’Egitto, segnala Riccardi, ancorando la proiezione italiana anche ai nuovi equilibri demografici e geopolitici. Necessario quindi un “salto culturale” per una nuova promozione linguistica di qualità, fatta di professionalità più che di volontarismo.

Infine, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha richiamato l’impegno di questo governo “nell’avvio di una politica estera della cultura” e “che abbia nella promozione linguistica il suo asse fondamentale”, ribadendo l’importanza di un momento di riflessione come gli Stati generali in una fase di “cambiamento epocale dell’apprendimento”, in cui prevale la questione della selezione delle fonti più che quella della loro accessibilità.

Giannini ha ricordato poi come la nostra lingua sia nata e si sia diffusa anche per corrispondere ad un progetto politico, come abbia mantenuto un carattere di stabilità rispetto al suo nucleo originario e abbia dato il massimo contributo all’accrescimento della cultura artistica ma anche scientifica.

“Su ciascuno di questi aspetti noi abbiamo una responsabilità politica da assumere sul fronte della diplomazia linguistica e non dobbiamo scoraggiarci per i numeri perché non è questo il terreno della nostra competizione – ribadisce Giannini, ricordando come concorrano a tale diplomazia i connazionali all’estero, di vecchia e nuova emigrazione, “potenti ambasciatori dell’Italia, nuovo patrimonio di conoscenze e professionalità e spesso avamposto in luoghi che ora si affacciano sulla scena globale”, e gli immigrati “che guardano non solo alle nostre coste ma anche alla nostra civiltà” e che “dobbiamo integrare con azioni precise e mirate” e tra esse ricorda l’istituzione della nuova classe di concorso per insegnanti di lingua italiana per stranieri.

Oltre a ciò segnala l’importanza di “nuove forme di internazionalizzazione per il settore del cinema, dell’arte e dell’industria” e quantifica in 50 milioni di euro i fondi destinati alla promozione dell’italiano all’estero nella legge di stabilità appena varata dal governo.

(Viviana Pansa/Inform)

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