Referendum, Escarrà: “Il risultato di un singolo Stato non dovrebbe inficiare quello nel resto del Paese”

Pubblicato il 18 ottobre 2016 da redazione

CARACAS – La decisione della Corte, che impone all’Opposizione la raccolta del 20 per cento delle firme Stato per Stato, ha aperto un nuovo dibattito e posto il Tavolo dell’Unitá di fronte ad una nuova sfida. I venezuelani sono oggi divisi tra chi condivide l’interpretazione della che fa il “Tribunal Supremo de Justicia” della Carta Magna e chi, invece, sostiene che abbia preso una decisione di parte.
La risoluzione della Corte é categorica nel sostenere che, qualora l’Opposizione non riesca a raggiungere il 20 per cento delle firme anche in un solo Stato, il Referendum dovrà considerarsi definitivamente nullo. E’ una sentenza assai pesante che impone al Tavolo dell’Unità uno sforzo non indifferente per sensibilizzare l’elettorato a recarsi a firmare per esigere il Referendum attraverso il quale destituire il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro.

L’esperto in Diritto Costituzionale, Hermann Escarrà, nel programma televisivo condotto dal collega Vladimir Villegas, pur affermando che la decisione della Corte dovrà essere rispettata ha manifestato dubbi sulla sua correttezza. La tesi che sostiene Escarrà è assai semplice: il risultato di un solo Stato non puó inficiare quello del resto del Paese. Quindi, se la somma delle firme raccolte nella maggioranza degli Stati supera il 20 per cento, il Referendum dovrebbe realizzarsi senza alcun problema. Insomma, non avrebbe importanza se in uno o due Stati l’Opposizione non riuscisse a raggiungere il tetto imposto dal Consiglio Nazionale Elettorale
Per il deputato Julio Borges la sentenza della Corte non sorprende. Nel commentare “a caldo” la decisione del “Tsj”, il deputato ed esponente dell’Opposizione ha sottolineato:
– La risoluzione è inconstituzionale ed era attesa.
Quindi, dopo aver affermato che il governo con le sue azioni perde sempre più contatto con la realtà del Paese, ha segnalato che il Tavolo dell’Unità spera che il 26, 27 e 28 ottobre, 12 milioni di elettori firmino a favore della consulta popolare.
Dal versante opposto, e cioè dal fronte del partito di governo, si insiste nell’affermare che il Referendum non si farà. Non, almeno, prima della fine dell’anno. Nel corso della manifestazione organizzata a sostegno della decisione della Corte di permettere al presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, di non sottoporre il bilancio preventivo dello Stato per il 2017 al dibattito parlamentare, il vicepresidente del Psuv ha sostenuto che non vi “è maniera che possa realizzarsi il Referendum Revocatorio nel 2016”.
– Tra poco sarà Natale – ha detto il leader del Psuv -. Lo festeggeremo con Nicolás Maduro presidente.
(La Redazione)

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