Renzi torna con la spinta di Obama, crescita contro populismi

Pubblicato il 19 ottobre 2016 da ansa

President Barack Obama and Italian Prime Minister Matteo Renzi leave after their joint news conference in the Rose Garden of the White House in Washington, Tuesday, Oct. 18, 2016. (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

President Barack Obama and Italian Prime Minister Matteo Renzi leave after their joint news conference in the Rose Garden of the White House in Washington, Tuesday, Oct. 18, 2016. (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

WASHINGTON. – Matteo Renzi rientra in Italia pronto ad incrociare il fioretto con l’Ue e forte di un risultato “incredibile”: gli onori di Barack Obama per celebrare un “rapporto mai così stretto” tra Italia e Usa e l’eredità di un presidente Usa che spinge sulla crescita come arma contro il populismo. Nel colloquio nello studio ovale e poi nello State dinner, il premier italiano ha trovato conferma di una “convergenza personale” e di un’agenda comune che non considera mirati ad uno spot di Obama in vista del referendum. D’altra parte, è il ragionamento di Palazzo Chigi, il sì degli americani alle riforme è ovvio come per il premier dovrebbe esserlo anche in Italia.

Ridurre l’ultima visita di Stato concessa da Obama ad un endorsement al governo in vista del 4 dicembre è secondo il premier un errore. Come non è vero, smentiscono fonti italiane, che il presidente Usa abbia omaggiato, con tanto di cena finale nel prato della Casa Bianca, l’Italia per chiedere un maggior impegno in Libia. Il referendum, a quanto si apprende, non è stato il piatto forte del colloquio di circa due ore.

“Abbiamo fatto una lunga discussione sull’Ue – racconta Renzi – sulla necessità del coraggio contro la paura, della crescita contro l’austerity. Sul fatto che i populismi si alimentano nella crisi della crescita c’è totale sintonia così come sull’approccio ai migranti mentre in Ue aprono la bocca ma non le porte”.

Neanche la tempistica della visita di Stato, chiariscono fonti di governo, è stata decisa in vista del referendum. L’invito di Obama, “amante dell’Italia come la moglie Michelle”, è arrivato a Renzi durante una pausa del G7 in Giappone prima che la battaglia sul referendum entrasse nel vivo. “Io e Michelle, prima di andare via, vogliamo fare una grande cosa insieme a te”, sarebbe stato l’invito arrivato dal leader americano.

D’altra parte, gli americani considerano “ovvio, scontato” dire sì a riforme che nell’obiettivo del governo riducono i costi della politica e l’instabilità degli esecutivi. In quest’ottica, sostengono ambienti di governo, si spiega anche il fatto che Obama abbia consigliato a Renzi di rimanere anche in caso di sconfitta. Gli Usa tifano per la stabilità politica: vale per Obama e vale, in caso di vittoria, per Hillary Clinton.

Oggi il premier ha pranzato con Neera Tanden, del think tank di John Potesta, capo della campagna della Clinton. Ma in realtà, dicono fonti vicine a Renzi, i contatti diretti con la candidata dem risalgono alle primarie. Ma è il successo della missione Usa e la consapevolezza che “l’Italia è un paese affidabile, non più un problema da qualche anno”, a incoraggiare Renzi ad andare avanti nella sua strategia.

Domani, se ci sarà occasione, ma sicuramente nelle prossime settimane il premier non ha intenzione di abbassare la testa in Ue anche in caso di arrivo di una lettera della commissione sulla manovra, data per scontata come “la caduta delle foglie in autunno”.

Per Renzi il deficit del 2,3 per cento “è il più basso degli ultimi 10 anni” e le regole sono state rispettate. “Su cosa l’Ue ci può dire di no? – ragiona il premier – Sulla scuola di Amatrice, sull’ immigrazione… Me lo scrivano, mi mandino due righe del portavoce anonimo’ e io ti dico: apri la procedura di infrazione sui paesi che non fanno la relocation, io ancora aspetto, come dice Alfano, la procedura di ringraziamento per essermi attivato sugli hotspot”.

(dell’inviata Cristina Ferrulli/ANSA)

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