Aids, l’epidemia più studiata dell’epoca moderna

Pubblicato il 27 ottobre 2016 da ansa

La foto di Oliviero Toscani che fece epoca nella lotta contro l'Aids ------------------------------------------------------------------------------------------

La foto di Oliviero Toscani che fece epoca nella lotta contro l’Aids
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ROMA. – E’ sotto i riflettori della cronaca e sotto la lente della ricerca da più di 30 anni e continua a riservare sorprese: l’Aids è probabilmente una delle più studiate tra le epidemie recenti e negli anni ha assunto un volto completamente diverso. La malattia è tutt’altro che debellata soprattutto nel Sud del mondo, nonostante adesso esistano le cure per azzerare la trasmissione del virus Hiv da madre a figlio.

Nel mondo occidentale la grande svolta sono state le cure: hanno cambiato la storia dell’Aids, trasformandolo da malattia non curabile a malattia cronica. Il risultato importante è che il trattamento, se comincia precocemente, è in grado di abbattere drasticamente la trasmissione del virus. Il problema è che ovunque nel mondo, nel Sud come al Nord, nella maggioranza dei casi ci si accorge di essere sieropositivi al momento della diagnosi.

La storia comunque non è finita perché il virus continua a circolare e compiono nuovi nuovi focolai vicini, come sta accadendo nell’Est europeo. Per questo non bisogna abbassare la guardia e intervenire in tempo per abbattere le epidemia emergenti: è come spegnere i nuovi focolai di un grande incendio.

Uno dei problemi maggiori è l’accesso alle cure. Il Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria continua a garantire anche i nuovi farmaci nei Paesi in via di sviluppo, ma il costo è diventato eccessivo e, considerando l’aumento delle nuove infezioni, il problema che si pone è quello della sostenibilità a lungo termine.

Attualmente, precisa, sono in trattamento 17 milioni di persone con farmaci antiretrovirali, su un totale di circa 35 milioni di persone sieropositive nel mondo. Molto spesso, però, nei Paesi poveri i malati non riescono a mantenere l’aderenza al trattamento e c’è anche un problema di mancato monitoraggio della terapia. Molte volte quindi le cure falliscono e vari pazienti finiscono per diventare resistenti al farmaco.

Ed anche nel mondo occidentale, dove finora si sono riportate tante vittorie, l’epidemia ”cova ancora sotto la cenere. Non c’è dubbio che la malattia vada affrontata nella sua globalità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ritiene che se si riuscirà entro il 2020 a diagnosticare il 90% dei sieropositivi, a metterne il 90% sotto trattamento e a sopprimere il virus nel 90%, il 2030 potrebbe essere l’anno delle ‘nuove infezioni zero’ e dei ‘morti zero’ per questa malattia.

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