“Comitati No”, nel mirino la legge del voto degli italiani all’estero

Pubblicato il 22 novembre 2016 da ansa

Primo_voto_dei_cittadini_italiani_all'estero

ROMA. – “Attualmente per gli italiani all’estero non sono garantite né la segretezza né la libertà di voto”. E’ contro la legge 459 del 2001, varata dal governo Berlusconi II per disciplinare proprio l’esercizio di voto all’estero, che Alessandro Pace, presidente del Comitato per il No, punta il dito. Delineando uno scenario che, sottolinea, emergerebbe a prescindere da chi vincerà il referendum.

Da qui la possibilità di impugnare il voto degli italiani all’estero. Ipotesi che, a 12 giorni dal voto, il Comitato per il No ha illustrato alla Stampa estera, scatenando l’ennesima polemica referendaria. Eppure, secondo Pace, la tesi del ricorso è più che concreta.

“L’art. 48, comma 2, dispone che il voto è personale ed eguale, libero e segreto” laddove “l’art.12 della legge del 2001, nel disciplinare le modalità di voto per corrispondenza degli italiani all’estero non garantisce che l’elettore, nel momento dell’espressione del voto, sia ‘solo’ (e quindi ‘libero’) come invece accade nella cabina dei seggi elettorali”, spiega Pace all’ANSA ricordando come da tempo chieda che siano installati presso i consolati italiani nel mondo dei seggi ad hoc.

Ecco perché, secondo il costituzionalista abruzzese, l’art. 12 della legge 459 così come il comma 2 dell’art. 1 – disciplinando il voto per corrispondenza – sono costituzionalmente “illegittimi violando gli articoli 3, 48 e 138 della Costituzione”.

Un’illegittimità che, secondo Pace, potrebbe essere chiamata in causa anche dal premier Matteo Renzi in caso di vittoria del No. “Ma vista la disparità tra il Sì e il No della campagna all’estero è plausibile che gli italiani all’estero votino più per il Sì”, spiega Pace tornando ad attaccare il fronte del Sì.

Da qui la possibilità, avanzata dal Comitato per il No, che se il Sì vincesse grazie al voto espresso dai cittadini italiani all’estero, uno o più elettori possano proporre un reclamo all’Ufficio centrale del referendum, il quale, essendo un’autorità giurisdizionale, potrebbe sollevare davanti alla Consulta la questione di legittimità costituzionale degli art. 1 e 12 della legge 459.

La mia, rimarca Pace, “è una battaglia per la regolarità del voto”. E se c’è chi, come il costituzionalista Giovanni Guzzetta, accusa il Fronte del No “di terrorismo psicologico”, Pace fa un esempio sui “pericoli” sul voto all’estero. “Nicola Di Girolamo (il senatore Pdl eletto nel collegio estero di Stoccarda, ndr), per riciclaggio e violazione della legge elettorale con aggravante mafiosa, ha patteggiato 5 anni di reclusione”, osserva.

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