Trump sogna Farage ambasciatore, May risponde picche

Il tycoon e Mr Brexit, l'abbraccio Trump-Farage a Ny
Il tycoon e Mr Brexit, l'abbraccio Trump-Farage a Ny
Il tycoon e Mr Brexit, l’abbraccio Trump-Farage a Ny

LONDRA. – Nigel Farage ambasciatore di Sua Maestà a Washington? No grazie, stiamo bene così. C’è un sottofondo d’ironia, ma anche d’irritazione, nello scambio di messaggi fra le due sponde dell’oceano che ha dato un assaggio dei cambiamenti annunciati dall’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca nello stile della ‘special relationship’ fra gli Usa e la Gran Bretagna: junior partner numero 1 d’Europa.

A innescare il botta e risposta, attraverso il prediletto megafono di Twitter, è stato ‘The Donald’ in persona, candidando irritualmente Farage – leader euroscettico dell’Ukip, protagonista del referendum sulla Brexit e poi sostenitore antemarcia della campagna presidenziale del magnate newyorchese – alla poltrona di capo della sede diplomatica britannica in riva al Potomac.

“Molti – ha cinguettato senza giri di parole il successore di Barack Obama – vorrebbero vedere Nigel Farage rappresentare la Gran Bretagna in qualità di loro ambasciatore negli Stati Uniti. Farebbe un ottimo lavoro”. Un’intrusione più simile ai modi dei verdetti di ‘The Apprentice’ – il reality show che seleziona in tv giovani leoni del business e della cui edizione americana Trump è stato a lungo giudice supremo – che non agli usi vellutati del Foreign Office.

Da parte sua l’interessato, pur apparentemente sorpreso da un’idea che ha accolto come “un fulmine a ciel sereno”, non si tira indietro. E dalle colonne di Breitbart, sito della destra antagonista americana animato dal controverso neoconsigliere Stephen Bannon, rivendica di poter far valere i propri legami con l’inquilino in arrivo alla Casa Bianca e contribuire a “cementare i rapporti con un’amministrazione evidentemente anglofila”.

Mentre recrimina contro Downing Street: accusata di non aver capito che “il mondo è cambiato” e di privilegiare “l’avversione personale” contro di lui “agli interessi nazionali” del regno. Ma anche stavolta la risposta dal numero 10 è secca. Una cui fonte s’è premurata di far sapere via Bbc a Trump, fra l’infastidito e l’imbarazzato, che all’ambasciata a Washington non ci sono “posti vacanti”. Fatti nostri, insomma.

Poi un portavoce, interpellato dalla Cnn, ha puntualizzato che un titolare c’è già, da meno di un anno, Kim Darroch, ed è “un eccellente ambasciatore”. Infine, dalla Camera dei Comuni, si è fatto sentire il ministro degli Esteri, Boris Johnson, per una volta chiamato a commentare gaffe altrui. Non ha citato Trump né Farage, ma ha elogiato Darroch, veterano della diplomazia sotto le bandiere dell’Union Jack da tre decenni, come “un ambasciatore di prima categoria in grado di fare un buon lavoro sia con l’amministrazione attuale sia con quella entrante”.

L’episodio rischia comunque d’offuscare il tentativo della premier conservatrice Theresa May di proporsi nei panni di interlocutrice di rifermento (e possibilmente ascoltata) del presidente-tycoon. Un po’ come in una riedizione del rapporto che fu fra Margaret Thatcher e Ronald Reagan: altro ‘outsider’ inviso ai media liberal ai suoi tempi.

Un tentativo fatto di abboccamenti e segnali di disponibilità ad adattarsi alla nuova stagione, a cui Trump ha reagito finora con cautela. Certo senza l’entusiasmo che continua a mostrare per il preveggente Farage. L’ultima carta per conquistarne davvero i favori pare sia a questo punto il fascino della corte: un invito della regina, per portare a palazzo Donald e Melania in visita di Stato, è già stato messo in cantiere per il 2017. In tutta fretta.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)