Dal Pd di Palermo altre accuse sulle firme false del M5s

Movimento 5 Stelle: presunte firme false a Palermo, Pd: Accusati tacciono
Movimento 5 Stelle: presunte firme false a Palermo, Pd: Accusati tacciono
Movimento 5 Stelle: presunte firme false a Palermo, Pd: Accusati tacciono

PALERMO. – Un’altra grana potrebbe abbattersi sul M5s in Sicilia. “Dopo la firmopoli per le amministrative di Palermo del 2012, partita proprio dalla richiesta del Partito democratico di accesso agli atti e da un’inchiesta giornalistica della trasmissione ‘Le Iene’, esiste il fondato sospetto che anche la presentazione delle liste per le elezioni regionali dello stesso anno siano state inquinate da falsificazioni”, sostiene Carmelo Miceli, segretario provinciale del Partito democratico.

Ribattono in serata i pentastellati: “Miceli? Cavalca la storia delle firme per dimostrare che lui esiste. Chissà, se come candidato si fosse impegnato allo stesso modo, citofonando porta a porta, come sta facendo per indagare sulla storia delle sottoscrizioni per la presentazione della lista 5 stelle di Palermo, magari sarebbe anche riuscito ad arrivare a 5 voti alle elezioni di Carini”.

A Palermo per la presentazione delle liste dei Cinque Stelle alle comunali scorse sono indagati 10 pentastellati: tra loro i deputati nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino e i parlamentari regionali siciliani Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, che si sono già autosospesi e gli attivisti Samanta Busalacchi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Francesco Menallo, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello e un decimo esponente che avrebbe avuto un ruolo minore nella vicenda.

La Busalacchi, candidata alle comunali per le prossime amministrative a Palermo, era collaboratrice di Ciaccio ma ieri è stata allontanata dal gruppo all’assemblea regionale siciliana. Intanto sul fronte delle indagini la Digos ha notificato gli avvisi a comparire per alcuni degli indagati. Gli interrogatori cominceranno sabato prossimo.

Nei giorni scorsi sono state ascoltate 400 persone in questura, oltre cento hanno messo a verbale il loro disconoscimento della firma. A Bologna invece gli indagati sono quattro: tra loro c’è Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale, chiamato in causa in qualità di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone per aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità.

Stefano Adani, uno dei due ex militanti del Movimento 5 Stelle che ha presentato l’esposto che ha dato il via all’inchiesta, racconta di avere ricevuto “insulti sui post di Facebook e su Messenger. E nel corso della nottata numerose telefonate anonime, mute”.

E da Palermo a lanciar le nuove accuse è appunto il segretario provinciale del Pd riferendosi alle elezioni regionali. Spiega Miceli: “digitando sul motore di ricerca Google la frase: ‘curriculum vitae Loredana Lupo’, come primo risultato compare il link: ‘http://www.sicilia5stelle.it/regionali2012/candidati/palermo/LU PO_LOREDANA_PA.pdf. Cliccando su di esso è possibile scaricare la documentazione presentata dall’onorevole Loredana Lupo per la candidatura a deputato regionale nella lista del Movimento 5 Stelle”.

Secondo Miceli ci sarebbero discrepanze nelle firme sull’atto “tale da legittimare il sospetto che non siano apposte dalla stessa persona. E se ciò fosse confermato saremmo dinanzi ad un caso di firme false anche per le regionali del 2012”. “Questi elementi – spiega Miceli -, uniti a quelli già emersi in relazione alla lista presentata dal Movimento 5 Stelle alle amministrative 2012 di Palermo, ci obbligano a verificare se anche per le elezioni regionali del 2012 e le successive nazionali del 2013 (competizioni dove il Movimento 5 Stelle ha avuto diversi eletti) le liste del Movimento siano state depositate con uno o più documenti falsi che, ove accertati tali, ne avrebbero dovuto determinare la non ammissione”.

“In virtù di ciò – annuncia – in qualità di segretario provinciale del Pd, depositerò a breve una richiesta di accesso agli atti per le liste presentate dal Movimento 5 Stelle sia alle regionali che alle politiche, così da verificarne regolarità e originalità di tutta la documentazione a corredo”.

Ma in difesa del movimento arriva una presa di posizione dal Piemonte. “I #FalsariPiddini su cui i media tacciono e il Pd pure”, è il titolo di un post sul blog di Beppe Grillo, a firma di M5s piemontese, con il quale i pentastellati replicano alle accuse Pd, citando una vicenda emersa nel 2014 riguardante sempre la raccolta di firme, ma questa volta del Pd. Caso sul quale “a marzo 2016 ben 9 esponenti Pd su 10 hanno scelto il patteggiamento”.

Tra questi anche Daniele Valle, attuale consigliere regionale del Piemonte e presidente della Commissione cultura, condannato a 6 mesi. Nessun imbarazzo però, nessuna autosospensione, nessun allontanamento dal Pd”.