Al Senato la presentazione del docufilm di Luigi Maria Perotti “Il viaggio dell’altra Italia”

Pubblicato il 06 dicembre 2016 da redazione

Radio R9 intervista al regista Luigi Maria Perotti (From Youtube)

Radio R9 intervista al regista Luigi Maria Perotti (From Youtube)

ROMA – Nell’ambito della rassegna “Migrazioni: da Marcinelle a Lampedusa” organizzata dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, si è svolta, presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, la proiezione del docufilm di Luigi Maria Perotti “Il viaggio dell’altra Italia”. Un percorso visivo fra i musei dedicati all’emigrazione italiana presenti nel nostro Paese e nel mondo.

Si parte dal Museo Nazionale dell’Emigrazione ospitato per diversi anni al Vittoriano di Roma e che ora è in attesa di una nuova sede, per poi passare alla sezione dedicata all’emigrazione italiana nel Museo del Mare di Genova, fino al Museo dell’Immigrazione di Ellis Island di New York e all’Hotel de los Inmigrantes. Una struttura dove alloggiarono milioni di immigrati giunti in Argentina oggi trasformata in un museo. Nel docufilm anche interviste di repertorio delle teche Rai.

Il dibattito sulla proiezione del docufilm è stato introdotto e moderato dal presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato Claudio Micheloni che, dopo aver salutato il segretario generale del Ctim Roberto Menia presente all’incontro, ha ricordato l’importante contributo dato da Mirko Tremaglia al mondo ed alla memoria dell’emigrazione italiana.

“La storia delle migrazioni di oggi – ha affermato Micheloni spiegando le ragioni della rassegna da “Marcinelle a Lampedusa” – non è la nostra storia dell’emigrazione, però vi è una cosa che le accomuna, gli esseri umani. Così come siamo partiti noi per cercare di migliorare le nostre condizioni di vita o di sopravvivere, oggi sono gli stessi esseri umani che devono fuggire e si ritrovano sulle nostre frontiere, da qui il collegamento per questo nostro modesto tentativo di far riflettere sul semplice fatto che la commemorazione delle nostre vittime in emigrazione è legata ad una riflessione sulle nostre azioni e politiche di oggi per le migrazioni”.

Micheloni ha poi ricordato come il Comitato per le questioni degli italiani all’estero abbia ascoltato in audizione il ministro Franceschini sulla chiusura del Museo Nazionale dell’Emigrazione presso Vittoriano, ottenendo assicurazioni sul fatto che presso Genova, dove già esiste nel Museo del Mare una sezione dedicata alla diaspora italiana, sarebbe stato aperto un nuovo museo sull’emigrazione di grandi dimensioni.

Un progetto ancora in itinere su cui il Comitato cercherà di fare il punto con una missione a Genova all’inizio del prossimo anno a cui Micheloni ha invitato anche il direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Cristina Ravaglia fra gli oratori dell’incontro. Micheloni ha anche evidenziato come i rapporti con il direttore generale siano aperti e improntati ad una reciproca chiarezza che permette di intervenire concretamente sui problemi.

Nel corso del dibattito Micheoni ha inoltre sottolineato sia il rinnovato interesse delle terze generazioni di connazionali all’estero, che orami sono integrate nella società di accoglienza, per la riscoperta delle proprie origini, sia l’esigenza che la storia dell’emigrazione italiana venga insegnata nelle nostre scuole.

“L’Italia – ha poi affermato Micheloni evidenziando la necessità di mettere in condizione Rai Italia di funzionare al meglio – non ha capito l’importanza che ha la presenza di una televisione italiana nel mondo… Il nostro paese deve capire che se riduce i rapporti con le comunità italiane nel mondo è l’Italia che ci rimette”.

Ha poi preso la parola il direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Cristina Ravaglia che ha sottolineato l’importanza di far conoscere ai giovani di oggi la storia dell’emigrazione italiana. Una funzione che il Museo nazionale dell’Emigrazione, grazie alla sua posizione strategica al Vittoriano, ha assolto egregiamente ospitando moltissime scolaresche. Un elemento, quello del coinvolgimento dei giovani, su cui, secondo la Ravaglia bisogna continuare a puntare.

Per quanto poi riguarda il nuovo museo dell’emigrazione che dovrebbe sorgere a Genova, il direttore generale ha rilevato come il progetto, completamente nelle mani del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, pur non essendo ancora in uno stato avanzatissimo, arriverà a centrare l’obiettivo prefissato, ovvero la realizzazione di un museo che si spera possa avere la stessa valenza simbolica di quello ospitato a Roma.

La Ravaglia ha poi sottolineato come, anche al fine di affrontare in maniera costruttiva, razionale e non buonista il fenomeno ormai strutturale dell’immigrazione, sia necessario guardare agli italiani all’estero e alle attuali politiche migratorie con uno sguardo di insieme.

Il direttore generale ha inoltre segnalato l’ampiezza del nostro fenomeno migratorio che direttamente o indirettamente ha toccato quasi tutte le famiglie italiane “Oggi nel mondo abbiamo più di 5 milioni di italiani di passaporto che sono sempre di più italiani di seconda e terza generazione, sono inoltre ricominciate le partenze dall’Italia, ma con uno spirito completamente diverso…

La nuova emigrazione italiana – ha spiegato la Ravaglia – è formata da persone che sono comunque state abituate a viaggiare, perché alcune iniziative, come i programmi Erasmus e i voli low cost, hanno cambiato veramente il nostro modo di essere insieme all’interconnesione permanente nella quale viviamo. Oltre a questi ‘cervelli in movimento’, gente che ha esperienza nello studiare, lavorare e vivere all’estero, vi sono però ancora tante persone che partono alla ricerca di opportunità ed è per questo che la nostra rete consolare ha attivato iniziative a supporto dalla nuova emigrazione.

Iniziative che abbiamo deliberatamente lasciato alla sensibilità e alla specificità di ciascun Paese”. In proposito il direttore generale ha segnalato le iniziative intraprese in Germania, in stretta collaborazione con le autorità tedesche e gli uffici del lavoro, a Londra, con le serate informative per i nuovi arrivati “Primo approdo” e in Australia dove la rete consolare ha informato i giovani italiani che hanno usufruito del visto vacanze lavoro sulle difficoltà e sulle difficili situazioni che avrebbero potuto trovare.

“Mi fa molto piacere – ha proseguito la Ravaglia – vedere questo rinnovato interesse attorno alla promozione e all’insegnamento della lingua italiana nel mondo e sono profondamente convinta che il primo veicolo e strumento per far conoscere l’italiano all’estero siano le nostre collettività nel mondo che sono i naturali motori della propagazione della nostra lingua…

Tra l’altro la lingua italiana – ha aggiunto il direttore generale – diviene anche per chi arriva nel nostro Paese uno strumento straordinario di integrazione. Una lingua italiana che, in un domani ideale in cui i flussi migratori potranno essere governati e condivisi, potrebbe venire insegnata nel paese d’origine per facilitare l’inserimento anche professionale di chi voglia trasferirsi in Italia a lavorare”.

“Quando sono arrivato a Rai Italia – ha ricordato nel corso del dibattito il direttore Rai Italia Piero Corsini – venivano da una situazione per cui da un anno e mezzo era stata interrotta la produzione di programmi originali ed era offerta solo una selezione del meglio dei programmi della Rai. Questo ci ha quindi consentito di partire da un terreno vergine che abbiamo dissodato e fertilizzato. La prima cosa su cui ci siamo applicati è il racconto del mondo degli italiani all’estero con occhi nuovi, sgombrando la testa dagli stereotipi e credo che questo, dopo 700 puntate del nostro programma di bandiera Community, abbia pagato, perché abbiamo fatto conoscere tantissimi aspetti degli italiani nel mondo della prima e della nuova emigrazione”.

“Facciamo una grande fatica per spiegare all’interno della Rai – ha aggiunto Corsini – l’importanza di questo servizio che noi offriamo a decine e decine di milioni di spettatori nel mondo, siamo comunque riusciti ad attivare anche l’informazione di ritorno e abbiamo nuovi progetti in cantiere”.

E’ infine intervenuto l’autore del docufilm Luigi Maria Perotti che ha spiegato come nel documentario abbia cercato di raccontare anche le sensazioni di orgoglio di essere italiani dei figli dei nostri connazionali all’estero. Secondo Perotti i musei sulla nostra emigrazione interessano anche i non italiani che vedono nella nostra storia migratoria un esempio di riscatto sociale che parte dal disagio per poi arrivare all’affermazione nella comunità di accoglienza.

Perotti ha poi sottolineato come la tolleranza e l’approccio ai flussi migratori non rappresenti né un bene né un male, ma una condizione imprescindibile dell’essere umano. “Il progetto corale di Rai Italia – ha concluso Perotti – non ha forse le risorse necessarie per avere una capacità ancora più incisiva all’estero, ma funziona perché è un laboratorio dove riusciamo a sperimentare e creare contenuti che a mio avviso hanno un valore e rimangono, grazie sopratutto ai connazionali che intervistiamo e che con le loro storie divengono partecipi di un storia più grande”.

(G.M.- Inform)

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