Incarico Gentiloni, legge elettorale con la stessa maggioranza

Paolo Gentiloni
Paolo Gentiloni

ROMA. – Tempi rapidi, pieni poteri, legge elettorale: si muovono su questi tre sentieri i primi passi del premier incaricato Paolo Gentiloni. L’ormai ex ministro degli Esteri riceve l’incarico al Quirinale, accettandolo – come da prassi – con riserva e dando vita poche ore dopo alle consultazioni con i gruppi parlamentari. Consultazioni che Gentiloni allarga a tutte le forze politiche, incluse quelle dell’opposizione, sebbene dal Quirinale affermi nettamente che il suo governo si muoverà “nel quadro del governo e della maggioranza uscente”.

Ovvero nel solco della maggioranza del governo Renzi, con l’ingresso ormai scontato di Ala-Sc. E con le opposizioni che già preparano un’agguerrita trincea: “stiamo con i cittadini, non con i voltagabbana”, attacca il leader del M5S Beppe Grillo.

E’ lo stesso Gentiloni, parlando alla stampa dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente Sergio Mattarella, a sottolineare “l’indisponibilità” delle opposizioni a formare un governo di responsabilità. Una premessa che, per il premier incaricato, è anche il viatico ad un esecutivo che non si discosti di molto da quello precedente. Un esecutivo dove la staffette ai ministeri saranno non certo molte, ma probabilmente riguarderanno ministeri pesanti.

C’è, ovviamente, da riempire la ‘nobile’ casella della Farnesina. C’è da tener conto degli alleati del Pd al governo, a cominciare da Ncd. E c’è da definire l’ingresso dei verdiniani nel governo: Gentiloni incontra Denis Verdini e la delegazione di Ala-Sc nelle consultazioni del pomeriggio e al premier incaricato viene ribadita la disponibilità ad entrare nell’esecutivo. Una disponibilità che, di fatto, è un pressing: se Ala appoggerà con fermezza il governo (e con le conseguenti ricadute politiche sul territorio) l’impressione è che lo farà dopo aver incassato una poltrona ‘pesante’.

La partita toto-ministri per ora, è aperta. Gentiloni molto probabilmente porterà oggi la lista dei ministri al Colle mentre per il giuramento del nuovo esecutivo si dovrà aspettare ragionevolmente martedì. Poi toccherà al Parlamento dare la sua fiducia. Per il premier incaricato, dopo gli incontri con i presidenti di Senato e Camera e dopo una tappa alla Farnesina, è stata invece la giornata delle consultazioni che hanno coinvolto, oltre ad Ala-Sc, il gruppo Misto, Democrazia Solidale-Centro Democratico, Idea e Sinistra Italiana.

In mattinata toccherà, tra gli altri, a Fdi, Ncd, FI e Pd. Chi alle consultazioni non andrà, saranno invece Lega e M5S, segno di un’opposizione che si preannunci feroce. “Gentiloni è un prestanome, tiene calda la poltrona a Renzi”, attacca Luigi Di Maio confermando che il M5S si “mobiliterà” presto e non sarà in Aula al momento della fiducia.

“Gentiloni è una fotocopia sfigata di Renzi”, incalza Matteo Salvini confermando la discesa in piazza della Lega. E in piazza, il 22 gennaio, ci sarà certamente Giorgia Meloni con Fdi. Posizioni che preannunciano un dibattito serratissimo sulla legge elettorale (dove il M5S, sottolinea Di Maio, non parteciperà ad alcun tavolo), tra le principali ‘mission’ del governo Gentiloni.

“Intendo facilitare il percorso delle forze parlamentari” per una nuova legge, afferma il premier incaricato rimarcando, tuttavia, come il suo non sarà un ‘governo elettorale’. “Urge un governo in pieni poteri e determinato”, scandisce Gentiloni, tenendo ben presente da un lato le urgenze legate a Mps e al terremoto e dall’altro le scadenze internazionali citate anche ieri dal Colle: dal Consiglio europeo di giovedì al G7 di Taormina. Quello di Gentiloni è “un governo vero, non a scadenza”, prevede Pino Pisicchio dopo averlo incontrato nella Sala del Cavaliere alla Camera.

(di Michele Esposito/ANSA)