Arresti di massa contro i curdi dopo le bombe a Istanbul

ISTANBUL. – Una valanga di arresti di politici e attivisti curdi, bombardamenti contro le postazioni del Pkk in nord Iraq e la minaccia del governo di ulteriori “spietate” risposte. Mentre il bilancio di sangue del duplice attentato di sabato sera a Istanbul non smette di crescere, portando il totale delle vittime a 44, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan reagisce furiosa contro i curdi.

Dopo la rivendicazione degli estremisti del Tak, gruppo scissionista del Pkk, in poche ore sono almeno 235 gli arresti compiuti in operazioni antiterrorismo condotte a tappeto in 11 province, da Istanbul ad Ankara fino al sud-est. Nel mirino sono finiti soprattutto i militanti del partito filo-curdo Hdp, accusati di sostegno e propaganda a favore del Pkk. Tra gli iscritti arrestati, ci sono anche figure di spicco, come i responsabili provinciali di Istanbul e Ankara.

Le unità antiterrorismo sono piombate nelle sedi dell’Hdp anche a Manisa, Adana e Mersin, mentre altri massicci blitz sono arrivati a Gaziantep e Hakkari, nel sud-est. Un giro di vite contro un partito già decapitato con la detenzione a inizio novembre di 10 deputati, tra cui i leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, e oltre 50 sindaci.

Dopo la netta condanna giunta dall’Hdp, a stigmatizzare gli attacchi ed esprimere solidarietà alle vittime è giunto anche un messaggio dal carcere di Demirtas. Ma ad Ankara la presa di distanza non basta. Il partito ha fatto sapere che nel giorno degli attentati il leader curdo, simbolo dell’opposizione a Recep Tayyip Erdogan e nemico giurato del suo progetto di riforma presidenzialista, ha avuto in carcere una crisi cardiaca e non sarebbe adeguatamente assistito. Le autorità assicurano però che non corre alcun rischio.

Tra gli arresti, ci sono anche quelli di diverse persone intercettate dalla polizia postale dopo aver condiviso sui social media presunti messaggi celebrativi dell’attacco. In queste ore, i cittadini vengono invitati a segnalare via email qualsiasi post ‘sospetto’.

La risposta di Ankara non si è fatta attendere neppure sul piano militare. Nelle scorse ore, l’aviazione è tornata a bombardare obiettivi del Pkk in nord Iraq, distruggendo – si sostiene in una nota – 12 postazioni dei ribelli, tra cui un centro di comando e un’area impiegata come deposito di armi.

A Istanbul, si sono svolte diverse manifestazioni per commemorare le vittime. Sul luogo delle esplosioni, che sarà ribattezzato ‘Collina dei martiri’, hanno deposto corone di fiori anche una trentina di consoli stranieri, dopo i messaggi di cordoglio giunti alla Turchia dai governi di tutto il mondo. Nel punto in cui sabato è esplosa l’autobomba si è recato anche il presidente Erdogan. Mercoledì, intanto, il premier Binali Yildirim farà il punto delle iniziative antiterrorismo con i leader dell’opposizione parlamentare. Un summit da cui, ancora una volta, saranno esclusi i curdi.

(di Cristoforo Spinella/ANSAmed)