Papa Francesco con Santos e Uribe, summit per la pace in Colombia

CITTA’ DEL VATICANO. – Papa Francesco, che aspettava l’occasione per riunire attorno allo stesso tavolo Manuel Santos e Alvaro Uribe, ha colto al volo la presenza del primo a Roma per invitare il secondo, con il quale la diplomazia vaticana aveva contatti da tempo, e li ha fatti sedere allo stesso tavolo. Per la Colombia e per il suo travagliato cammino verso la pace, una occasione estremamente importante e significativa:

Juan Manuel Santos Calderon è fresco di premio Nobel per la pace per gli accordi con le Farc che lo scorso agosto hanno messo fine a 50 anni di conflitto con la guerriglia, ma che sono stati inspiegabilmente bocciati dal referendum popolare del 2 ottobre, e seguiti il 24 ottobre dalla firma di un nuovo accordo, ratificato dal Parlamento. Da agosto Santos ha avuto come antagonista Uribe, suo predecessore alla presidenza della Colombia, che ha avversato il dialogo con le Farc.

Dopo il nuovo accordo, – che ha portato ad alcune correzioni apprezzate anche dai sostenitori della linea di Uribe – il ruolo che quest’ultimo può svolgere può contribuire a rilanciare la pacificazione. Il Papa aspettava un momento favorevole, e lo ha colto al volo, invitando anche Uribe nel giorno della udienza ufficiale al premio Nobel, ricevuto con un seguito di dieci persone compresi moglie e tre figli. E’ priva di fondamento comunque, ha precisato il portavoce Greg Burke, la voce secondo la quale il Vaticano avrebbe fornito a Uribe un aereo privato per giungere a Roma.

Qualche passo avanti si può cogliere nella nota diffusa dal vaticano dopo la mattinata di “conversazioni svoltesi in un clima di grande cordialità”, nelle quali è stato espresso l'”apprezzamento per il sostegno del Papa al processo di pace” in Colombia e l’auspicio “che tale pace sia stabile e duratura”.

“Si è rilevata, a tal fine, – spiega la nota nel linguaggio necessariamente criptico della diplomazia – l’importanza dell’incontro e dell’unità tra le forze politiche colombiane e dell’impegno delle FARC-EP, mentre la Chiesa locale potrà continuare ad offrire il suo contributo in favore della riconciliazione nazionale e dell’educazione al perdono e alla concordia”.

Il ruolo del Papa e della sua diplomazia – di sostegno alla pace ma senza schierarsi con nessuno dei contendenti – viene apprezzato dai due statisti. Inoltre la cordialità delle conversazioni ha supportato l’impegno delle forze politiche colombiane alla unità per la pacificazione. Sembra un passo avanti, anche se non ancora quello decisivo: il Papa, ha spiegato Burke, mantiene il desiderio di andare in Colombia, ma come disse ai giornalisti, intende farlo solo quando il processo di pace sarà completato, e ad oggi “rispetto a questo non c’è nessun cambiamento”.

Fino ad oggi, e in attesa anche dell’incontro, fissato in pomeridiana, del senatore Uribe con il segretario di Stato Parolin: non c’è ancora una svolta, ma niente esclude che si debba ancora aspettarla per molto. Nell’animato via vai di politici colombiani in Vaticano, va registrato un momento molto intenso, quando il presidente Santos ha offerto in dono al Pontefice una delle penne con cui è stato firmato l’accordo di pace.

“Sulla pallottola – ha spiegato Santos a Bergoglio – c’è scritto ‘le pallottole sono state il nostro passato, la pace il nostro futuro'”. La penna è ricavata dal bossolo di una pallottola, e, distribuita in circa 500 esemplari a chi ha lavorato alla firma degli accordi, è stata chiamata “Baligrafo”, un gioco di parole tra “boligrafo”, che in spagnolo vuol dire penna, e “bala”, che vuol dire pallottola.

(giovanna.chirri@ansa.it)

Condividi: