I pastori

Pubblicato il 19 dicembre 2016 da Luigi Casale

Bressanone. Chiesa di Millan: Presepe tirolese

In questo tempo natalizio, la parola pastori per quello che essa significa nel contesto culturale, grazie allo scivolamento di significato subìto, già da sola va a consolidare la lunga tradizione del presepe che viene ancora allestito nelle case e nelle chiese; e pertanto potrebbe diventarne l’emblema.

Molto probabilmente tra una o due generazioni la parola pastore finirà col significare – almeno a Napoli – solo ed esclusivamente “statuina del presepe”; e con essa si continuerà a chiamare i diversi personaggi – nonché gli altri pezzi – dei diorami natalizi: i plastici, cioè, che rappresentano, in maniera originale e immaginifica, il paesaggio della scena della natività di Gesù. I presepi, appunto. In particolare quelli napoletani che si vedono (e si vendono) a S. Gregorio Armeno, la strada dei presepi.

E’, questo, lo stesso identico processo che ha già subito la parola presepe, che già oggi non significa più “mangiatoia”; o, più in generale, “stalla”. Se non presso qualche poeta che si compiace di usare parole arcaiche.

E’ l’effetto dell’antonomasia, figura retorica che gioca sul significato delle parole, e fa sì che un nome proprio, diventi nome comune (es.: da Cicerone, il “cicerone”; da Perpetua, la “perpetua”); o, viceversa, un nome comune può divenire appellativo delle persone.

Così, il nome pastori, nella lingua napoletana, a causa della presenza dei pastori (quelli che pascolano il gregge, per intenderci) nel racconto dell’evangelista Luca (Lc 2, 8-20), dove si narra la nascita di Gesù, si è esteso a tutti gli altri pezzi che formano l’insieme dei personaggi in miniatura che si vedono sulla scena presepiale.

Sicché sono “pastori”, nel senso di “statuine” – come les santons in Provenza –, Maria e Giuseppe, i 3 Magi, l’angelo, ecc.; e anche il bue, l’asino, o gli altri animali: uomini e cose, angeli e santi; comprendendo ogni altro pezzo che nel tempo si è aggiunto all’impianto scenografico.

Oggetti in terracotta, o di cartapesta; di metallo, di plastica, o scolpiti nel legno (famosi quelli dell’artigianato del legno della Val Gardena).

Luigi Casale

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Luigi Casale

Luigi Casale, insegnante in pensione e pubblicista. È nato nel 1943 a Torre Annunziata, alle falde del Vesuvio. Oggi, continuando a mantenere contatti affettivi e culturali con la Campania, vive tra Bressanone (Alto Adige) e Lussemburgo. Durante la sua carriera professionale, ha insegnato nei Licei dell’Alto Adige, nella Scuola Europea di Lussemburgo, e presso il Dipartimento d’italiano dell’Università di Clermont-Ferrand (Francia). Si occupa di didattica delle lingue classiche e di linguistica generale. Nel più ampio quadro delle questioni pedagogiche e sociali, su queste tematiche offrirà la sua collaborazione in questa rubrica.




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