La Cantata dei Pastori

La Cantata dei pastori, prima di essere un genere letterario, o, se vogliamo, un contenitore (per usare il linguaggio delle moderne produzioni televisive), essa è innanzi tutto un testo – unico e originale – destinato alla rappresentazione teatrale. Il fatto di essere rappresentata esclusivamente nel periodo natalizio ne ha fatto una devozione, una liturgia, per quanto popolare. Essa, infatti, porta in scena il mistero della nascita del Salvatore.

L’opera è una narrazione combinata di alcuni filoni: il sogno di un pastorello (in riferimento all’Arcadia); le trame infernali per ostacolare la nascita del Messia e lo scontro conseguente tra Uriel e Gabriel: capo dei diavoli il primo, condottiero degli angeli il secondo (e qui il modello è la tragedia); la vita semplice, modesta, ordinaria di una comunità di paese che spesso è il proprio, lo stesso in cui si sta rappresentando la Cantata (la commedia); il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme per ottemperare all’ordine di Cesare Augusto del censimento della popolazione, e alla volontà di Dio che chiama alla missione redentrice (sacra rappresentazione); fino alla Commedia dell’Arte, che si realizza con l’aggiunta del personaggio Sarchiapone, il quale, affiancandosi in scena a Razullo (Orazio, lo scrivano) recita “a soggetto”.

I filoni narrativi intrecciandosi quindi – e talvolta fondendosi – l’uno con l’altro nel corso della rappresentazione teatrale, confluiscono tutti al luogo del presepe e al momento della nascita di Gesù, fornendo insieme, da una parte, concreta storicità all’Avvenimento, e, dall’altra, fondamento teologico al Mistero. Proprio come anticipato nel sottotitolo dell’opera: “Il vero lume tra le tenebre, ossia la nascita del Verbo incarnato”.

Essa fu pubblicata nel 1698 dal religioso palermitano Andrea Perrucci (1651 – 1704). Poi il testo, per le numerosissime repliche, per l’eterogeneità delle compagnie e filodrammatiche che lo eseguivano, per il mutare stesso di mentalità e sensibilità nel corso dei secoli, ha subito contaminazioni, integrazioni ed adattamenti, con l’inclusione di canti e scene paesane (tra l’altro proprio l’originale si rifà alla commedia dell’arte, se lascia recitare a soggetto i due personaggi di Razzullo e Sarchiapone, nelle scene in cui non hanno altri interlocutori) si è trasformato, assumendo forma e linguaggi delle realtà sociologiche degli attori e delle epoche.

Così ogni città si è creata la sua particolare, tipica, tradizione della Cantata dei pastori. Questo ha comportato che nella scena finale, quella della composizione del quadro del presepe, sia stato inserito il canto natalizio “Tu scendi dalle stelle” composto da S. Alfonso M. de’ Liguori; oppure l’altro, in napoletano, sempre dello stesso autore: “Quanno nascette Ninno a Betlemme … “.

In qualche zona, poi, vi si aggiunge anche la Canzone de lo capodanno, tipica cantica popolare d’occasione.

Luigi Casale