Il Pd rilancia il tavolo delle trattative sulla legge elettorale

ROMA. – Sedersi al tavolo del Nazareno, a partire dalla proposta del Mattarellum, e fare una nuova legge elettorale “in un mese”. O, preso atto dell’indisponibilità degli altri partiti, aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum e andare al voto con un “doppio Consultellum”. E’ il bivio indicato dal Pd, per portare il Paese alle urne entro giugno ed evitare che la trattativa sulla legge elettorale venga usata per tenere in vita “artificialmente” la legislatura fino al 2018.

Il pressing è serrato, per scansare le secche di una discussione infinita. Perciò dal Nazareno ci si prepara a rilanciare a tutti gli altri partiti la proposta di sedersi a un tavolo e discutere nel merito, già la prossima settimana. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, ha ribadito che servono regole “chiare e adeguate”, con leggi elettorali omogenee per la Camera e il Senato, per poter chiamare i cittadini al voto anticipato.

Il Pd, rivendica Lorenzo Guerini, ha raccolto questo auspicio con una “iniziativa per un confronto immediato con tutte le forze politiche”, a partire dalla proposta di Matteo Renzi di tornare al Mattarellum. Ma ad ora agli atti resta la disponibilità della sola Lega, mentre Forza Italia è per il proporzionale e i Cinque stelle restano fermi sulla proposta di andare a votare, per Camera e Senato, con l’Italicum così come sarà modificato dalla Consulta.

Ma dentro Fi sono emersi i distinguo di chi, come Giovanni Toti, spinge per un asse con la Lega. E anche nelle festività sarebbero proseguiti contatti informali tra dirigenti Dem e “azzurri” sulla possibilità, partendo dal Mattarellum, di arrivare a un mix di proporzionale e maggioritario. Un fattore cruciale è rappresentato dai tempi. Perché, assicura Matteo Orfini, la maggioranza Pd è “compatta” sulla necessità di votare presto, al massimo a giugno. Mentre Fi, con Renato Brunetta, rinvia la discussione sulla legge elettorale a “dopo la sentenza della Consulta” sull’Italicum (in primavera è attesa tra l’altro la pronuncia della corte di Strasburgo che potrebbe ridare l’eleggibilità a Berlusconi).

Ma i vertici Dem vogliono accelerare (perciò proveranno anche a chiudere al più presto la partita per eleggere il sostituto di Anna Finocchiaro alla presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato) e si preparano a lanciare un invito “formale” a tutti i partiti a sedersi al tavolo della legge elettorale da subito, prima che il 24 gennaio si riunisca la Consulta.

Convincere Berlusconi, confidano nel Pd, sarebbe possibile. Se però la proposta Pd dovesse cadere nel vuoto, allora, spiega Orfini in un’intervista al Corriere della sera, si potrebbe andare a votare a giugno con “i sistemi indicati dalla Corte costituzionale”, ossia il cosiddetto Consultellum per il Senato e per la Camera l’Italicum, così come sarà modificato dalla Consulta. Le sentenze della Consulta sulle leggi elettorali, affermano nella maggioranza Dem, sono infatti “autoapplicative” e al più si potrebbe pensare a qualche aggiustamento, ma non ad aprire un dibattito “infinito”.

Ma le parole di Orfini innescano una polemica. La minoranza Pd attacca, definendo la teoria di Orfini “irragionevole” e in contrasto con l’invito del Colle ad assicurare due sistemi di voto omogenei tra le due Camere. Inoltre, afferma Miguel Gotor, evocare il voto anticipato “mina l’autorevolezza” del governo Gentiloni. “No agli ultimatum a Mattarella”, dice Alfredo D’Attorre da Sinistra italiana. E in maggioranza anche Ncd, con la capogruppo Laura Bianconi, invita il Pd a “liberare il campo da ultimatum e fughe in avanti”.

Il M5s con Luigi Di Maio invoca le urne nel 2017 (“O le istituzioni muoiono”) ma ribadisce di non volersi sedere a un tavolo sul Mattarellum. Proprio questo “sottrarsi al confronto”, replica a tutti Guerini, “significa non raccogliere l’invito di Mattarella alla responsabilità”. “Il messaggio di Mattarella – chiosa Orfini – non va solo ascoltato ma applicato”.

(di Serenella Mattera/ANSA)