Legge elettorale tra proporzionale e soglia, il nodo tra Berlusconi e Renzi

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

ROMA. – Una legge elettorale proporzionale, con una soglia di sbarramento alta. E’ questa la richiesta di Silvio Berlusconi e da lì il Cavaliere non si smuove, come ha spiegato agli interlocutori nelle ultime ore. Ma, osservano le stesse fonti, se nel dialogo in Parlamento con il Pd si arrivasse a un modello di questo tipo, potrebbero ridursi anche le resistenze rispetto all’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne, voluto fortemente da Matteo Renzi.

Nei contatti informali in corso da giorni tra gli ‘sherpa’ di Pd e Fi, gli uomini del Cavaliere avrebbero ribadito il no a fughe in avanti di Renzi. Di qui anche la linea, riaffermata da Renato Schifani, della disponibilità a sedersi a un tavolo di confronto dopo che si sarà pronunciata la Consulta, il 24 gennaio.

E alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari, la prossima settimana, con un passaggio delicato come il voto al Senato sulla sfiducia al ministro Giuliano Poletti, Berlusconi avrebbe tenuto ferma la linea indicata prima di Natale: Fi tiene un atteggiamento di interlocuzione responsabile con il governo e confida nel ruolo di garante del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e in quello di ‘facilitatore’ del premier Paolo Gentiloni, a partire da un tema come la legge elettorale.

Il tentativo, spiegano fonti azzurre, è allontanarsi il più possibile dal maggioritario proposto da Renzi con il ritorno al Mattarellum e arrivare a incassare un sistema il più vicino possibile al modello tedesco.

La prima preoccupazione del leader del Pd, in questo momento, sarebbe comunque evitare di restare intrappolato in un gioco di ‘melina’ sulla legge elettorale per prolungare la legislatura. Ferma restando la proposta del Mattarellum, il Pd sarebbe pronto a discutere di soluzioni corrette in senso più proporzionale, ma è determinato a fare chiarezza sulle posizioni in campo prima della sentenza della Consulta, attesa per il 24 gennaio.

A complicare la partita, però, ci sono anche le spinte tra i parlamentari Dem a non accelerare la fine della legislatura e il difficile dialogo con la minoranza interna, che al Senato ha un peso determinante. Nei prossimi giorni a Palazzo Madama si farà un punto per verificare quanto siano a rischio i numeri sulla sfiducia a Poletti (tra i senatori della maggioranza Pd c’è anche chi continua a ventilare, anche se lui lo ha escluso, un passo indietro del ministro).

Ma sui destini della legge elettorale pesa anche la questione della sostituzione di Anna Finocchiaro alla guida della commissione Affari costituzionali del Senato. In chiave di una possibile intesa con Fi si è fatta largo l’ipotesi di affidare la presidenza a un senatore ‘azzurro’. Ma al momento la via maestra sembra essere quella di un accordo dentro il Pd, dal momento che in commissione siedono quattro senatori della minoranza Dem.

La loro candidata sarebbe Doris Lo Moro, attuale capogruppo in commissione. Ma i renziani preferirebbero un profilo come quello di Vannino Chiti, che ha votato Sì al referendum. Le posizioni però sono ancora lontane e i tempi sembrano allungarsi.

Renzi intanto, tornato lunedì a Pontassieve dalla vacanza di Capodanno sulla neve, sta preparando il rilancio del partito, con un rafforzamento della segreteria e anche della comunicazione sul web. All’inizio della prossima settimana sarà a Roma – ma già nella giornata di martedì scorso sarebbe stato avvistato al lavoro nel suo ufficio al Nazareno – e potrebbe annunciare la nuova composizione della segreteria.

Accanto a Tommaso Nannicini, chiamato a occuparsi del programma, potrebbero arrivare Piero Fassino e alcuni sindaci come Giuseppe Falcomatà e Ciro Bonajuto. Ma la composizione sarebbe ancora in via di definizione, dal momento che Renzi considera il rafforzamento del partito cruciale per i delicati passaggi dei prossimi mesi.

(di Serenella Mattera/ANSA)