Fca scommette sugli Usa. Prove d’intesa tra Marchionne e Trump

DETROIT. – Sergio Marchionne scommette sugli Stati Uniti, investendo un miliardo di dollari e creando 2.000 posti di lavoro. Una mossa con la quale avvia ‘prove di intesa’ con Donald Trump. Proprio il presidente eletto plaude all’iniziativa, ringraziando pubblicamente su Twitter Fiat Chrysler. ”E’ un atto dovuto al Paese” replica Marchionne, confermando per il gruppo gli obiettivi del 2018 e aprendo alla possibilità di un ritorno al dividendo prima di quella data.

”Si sta sviluppando una coscienza da parte degli investitori sul fatto che gli obiettivi non sono fantasmagorici come si pensava”, spiega Marchionne riferendosi alle recenti promozioni delle banche, da Goldman Sachs a Mediobanca. Una volta raggiunti i target, Fca sarà al sicuro. ”Il mio obiettivo è completare il piano del 2018”: è importante chiudere senza debiti e con, come previsto, 5 miliardi di cassa, 9 miliardi di utile operativo e 5 miliardi di netto. Obiettivi con i quali Fca avrà una solidità finanziaria che la riparerà dai rischi dopo il 2018.

”Abbiamo fatto gli stress test” dice, escludendo uno spin off di Alfa Romeo e Maserati, ma lasciando aperta la porta a quello di Magneti Marelli. Al completamento del piano industriale, Marchionne secondo le attese dovrebbe lasciare. ”Spero” che il bilancio del 2018 ”sarà l’ultimo che firmo” mette in evidenza, rassicurando sulla sua successione. ”Procede bene. E’ tutta interna” dice. E non esclude la possibilità di un maxi accordo prima della sua uscita. ”Non escludo nulla” afferma, ipotizzando che al presidente eletto una fusione fra Fca e General Motors non dispiacerebbe. ”Potrebbe piacergli” dice nel corso di una conferenza stampa al Salone dell’Auto di Detroit.

Un Salone all’insegna di Trump che, pur assente, è il tema principale. ”Non ho avuto contatti diretti” con il presidente eletto, ”non gli ho parlato, e non ho parlato con il suo staff” mette in evidenza Marchionne, precisando che la decisione dell’investimento da 1 miliardo di dollari negli Stati Uniti non è legata ai ‘tweet’ del presidente, che di recente ha cinguettato contro le case automobilistiche, prendendo di mira General Motors, Ford e Toyota.

Marchionne invita alla calma e non lasciarsi prendere dalle speculazioni sulle possibili novità dell’era Trump. ”Aspettiamo di vedere quando si insedia. E’ un territorio nuovo per tutti. Nessuno ha mai avuto un presidente che twitta. Trump è il presidente, noi siamo costruttori e ci adatteremo. Aspettiamo chiarezza” aggiunge.

I nodi da sciogliere sono la possibile imposizione di dazi doganali sulle importazioni, ma anche la ventilata revisione dell’accordo di libero scambio del Nafta. Ci sono poi i tweet del presidente eletto, di fronte ai quali le case automobilistiche si interrogano su come rispondere.

”No, non sono spaventato” dai tweet di Trump” dice il numero uno del marchio Volkswagen, Herbert Diess, rispondendo a chi gli chiedeva se temesse di diventare il prossimo oggetto delle critiche del presidente eletto con la conferma del mantenimento delle attività Volkswagen in Messico.

”Non cambiamo i piani di produzione” per i tweet di Trump, gli fa eco l’amministratore delegato di Gm, Mary Barra, uno dei manager che consigliera’ Trump su temi economici. Ma al di là dei proclami pubblici e dell’ostentata tranquillità, i costruttori attendono indicazioni e chiarezza.

(dell’inviata Serena Di Ronza/ANSA)