Cremlino, caccia alle streghe in Usa. La Cia contro Trump

MOSCA. – Accuse “completamente infondate” e “poco professionali” che fanno pensare a “una caccia alle streghe” e di cui a Mosca sono “stanchi”: alla versione ‘non classificata’ del rapporto degli 007 americani sui presunti attacchi hacker ordinati da Putin per favorire Donald Trump nelle presidenziali Usa, il Cremlino risponde così, negando “categoricamente qualsiasi coinvolgimento” e facendo proprie alcune parole pronunciate pochi giorni fa proprio dal futuro inquilino della Casa Bianca.

Le cyber-intrusioni russe per influenzare le elezioni americane? “Una caccia alle streghe di stampo politico”, aveva minimizzato il repubblicano in un’intervista al New York Times. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, però è andato ben oltre le parole di Trump nella prima reazione ufficiale russa.

“Nella variante ovviamente fortemente revisionata in cui questo rapporto è stato pubblicato – ha affermato il fido scudiero del presidente russo – non c’è niente di sostanzioso da commentare. Dal nostro punto di vista – ha proseguito – si sentono di nuovo accuse completamente infondate a un livello piuttosto emotivo, amatoriale, probabilmente non riconducibile al lavoro professionale di servizi segreti veramente di elevato livello”.

L’atteggiamento di Trump però non è andato a genio al numero uno della Cia, John Brennan, che ha attaccato il tycoon accusandolo di ignorare i servizi segreti e di mettere così il Paese “in grande rischio e pericolo”. “La nuova amministrazione deve prendere atto che questo è un mondo pieno di sfide e pericoloso, e l’intelligence può aiutare a tenere il Paese sicuro e a proteggere gli interessi legati alla sicurezza nazionale”, ha sottolineato Brennan, probabilmente non rassicurato a sufficienza dalle recenti affermazioni di Rence Priebus.

Davanti alle telecamere di Fox News, il prossimo chief of staff della Casa Bianca ha garantito che Trump “accetta i risultati” del rapporto stilato dai servizi di intelligence Usa presentatogli venerdì dai capi delle agenzie di sicurezza e “non nega che entità russe siano dietro a particolari azioni”.

Priebus non ha però specificato quale sia la posizione di Trump sull’ipotesi – sostenuta e messa nero su bianco dagli 007 americani – che sia stato Putin in persona a ordinare di hackerare la posta elettronica del Comitato democratico nazionale (Dnc) in modo da mettere i bastoni tra le ruote ad Hillary Clinton – nemica giurata del Cremlino – nella sua corsa alla poltrona più importante.

A fare luce sulla questione potrebbe essere lo stesso presidente eletto nella conferenza stampa indetta per mercoledì 11 gennaio, ma sembra al momento improbabile un colpo di scena che faccia traballare il presunto (e ancora da mettere alla prova) asse Putin-Trump.

Appena due giorni fa, con una serie di tweet, il repubblicano ha infatti sottolineato che “avere buoni rapporti con la Russia è una cosa buona e non cattiva”, e ha ribadito le sue intenzioni di ripristinare il dialogo con Mosca: Usa e Russia, ha scritto, “forse lavoreranno assieme per risolvere alcuni dei tanti, grandi e urgenti problemi del mondo!”.

Trump intanto si guarda ovviamente bene dall’avallare l’idea che Mosca abbia contribuito alla sua ascesa alla presidenza Usa, cosa che rischierebbe di togliere legittimità alla sua vittoria.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)