Davos: Xi ruba la scena globale. Populismo agita il Forum globale

Xi Jinping a Davos (cortesia Financial Times)
Xi Jinping a Davos (cortesia Financial Times)

ROMA. – Con Xi Jinping, primo presidente cinese in carica a presenziare al World Economic Forum, la Cina a Davos ruberà probabilmente la scena agli Usa, impegnati col cambio di guardia alla Casa Bianca, alla Russia, assente Vladimir Putin, e all’Europa, dopo il diniego di Angela Merkel e di altri leader e con l’Italia rappresentata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

La presenza cinese con il leader di più alto profilo su scala globale rischia di ben rappresentare un nuovo scenario globale in cui Pechino potrebbe ritrovarsi, dopo la vittoria di Donald Trump e i sussulti protezionistici europei, come principale portatrice della torcia del libero scambio mondiale.

Gli scossoni populistici agiteranno molti dei dibattiti ospitati fra le nevi di Davos fra il 16 e il 20 gennaio: Trump giurerà venerdì, quando i businessmen riuniti a Davos, da Satya Nadella di Microsoft a Jack Ma (Alibaba) al presidente di Bank of America Brian Moynihan ai pesi massimi degli hedge fund, prepareranno i bagagli.

E magari sceglieranno a quale esclusivo party andare la sera, fra chalet di montagna ed hotel dai prezzi stellari dove si aggireranno partecipanti al forum come Shakira, Forest Whitaker e Matt Damon.

Non a caso uno dei dibattiti principali al Forum economico mondiale – che propone di superare il populismo con più crescita, ascolto degli esclusi e dei giovani – sarà dedicato al ‘Ruolo della Cina per la prosperità globale’: roba da far andare di traverso a Trump persino i sofisticatissimi cocktail di Davos. Problemi che non dovrebbero comunque offuscare l’ottimismo che impera a Davos per la quarta rivoluzione industriale e il miglioramento complessivo del benessere globale nella globalizzazione.

Il populismo, poi, non si esaurirà comunque nel solo fenomeno Trump. Si soffermerà sull’Europa: un panel è dedicato al rischio di un’ “era post-Ue” e cita esplicitamente i passati referendum in Gran Bretagna (peraltro è attesa anche la premier britannica Theresa May) e Italia.

L’italiano Padoan, con il veterano democratico americano Larry Summers e il numero uno del Fmi Christine Lagarde, parlerà di classe media in crisi mercoledì 18, e delle fratture politiche e sociali il giorno dopo. Emma Marcegaglia, presidente dell’Eni, interverrà con Pierre Moscovici (Commissario Ue agli affari economici) sulla “disunione europea”. Valdis Dombrovskis, vicepresidente dell’esecutivo Ue, con Cecilia Malmstroem (commissaria al commercio) cercherà di delineare percorsi di crescita europei. Un progetto ambizioso almeno quanto la riscrittura della sicurezza europea su cui interverranno Federica Mogherini (alto rappresentante Ue per gli affari esteri) e Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato.

Senza Putin, Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che alla fine ha scelto di non esserci, non si attendono colpi di scena sul Medio Oriente, ma ci saranno comunque Re Abdullah II di Giordania, il primo ministro libico Fayez Al Serrag, il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e Masoud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno.

Basso profilo per la finanza italiana, con più big energetici (presenti per Eni anche il CEO Claudio Descalzi e per Enel Francesco Starace) che banchieri. Mario Draghi ha preferito inviare il suo ‘ministro degli Esteri’ Benoit Coeuré, ma la politica monetaria potrebbe essere vivacizzata dal governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda, o dalle sferzate del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.