Tajani, un italiano al Parlamento Europeo occasione per il Paese

BRUXELLES. – L’Italia “quasi certamente avrà un presidente italiano al Parlamento europeo” e naturalmente Antonio Tajani conta di essere lui ad essere eletto, il prossimo 17 gennaio a Strasburgo. “Sarebbe una grande opportunità per il nostro Paese – spiega in un’intervista all’ANSA -. Significherebbe bilanciare una situazione all’interno dell’Unione europea che è sempre stata molto orientata verso il Nord dell’Ue”.

Obiettivo di Tajani: rendere il Parlamento, unico organo direttamente eletto dai cittadini, “protagonista nel confronto con Consiglio e Commissione”. Emilio Colombo fu l’ultimo rappresentante italiano a sedere sullo scranno più alto dell’aula di Strasburgo, nel 1979, quando ancora era un parlamento non elettivo.

Oggi, con il derby tutto made in Italy tra Tajani e il socialista Gianni Pittella, ci sono buone chance per tornare a ricoprire questa carica e questo “potrebbe essere un eccellente antidoto – secondo Tajani – per fare riavvicinare gli italiani alle istituzioni europee”.

In questi ultimi giorni di campagna porta a porta, il leader popolare spiega di stare parlando con tutti. “Ho già dimostrato – dice – di avere un ampio consenso in quest’aula: ho preso 452 voti nelle elezioni per la vicepresidenza, chiedo a chi mi ha votato di farlo ancora una volta”.

E invita socialisti e liberali, entrambi con un candidato forte, rispettivamente Pittella e Guy Verhofstadt, a “rispettare i patti”. Il riferimento è all’accordo sottoscritto a inizio legislatura tra popolari, socialisti e liberali che “prevede il loro sostegno a un presidente del Ppe – ricorda Tajani -. Mi auguro che all’ultimo minuto mantengano fede all’impegno preso per iscritto. Altrimenti andremo a prendere i voti dei singoli parlamentari”.

Quanto alle accuse mosse dai socialisti, secondo i quali sarebbero stati i popolari a rompere il patto siglato nel 2014, in quanto non sarebbe possibile assegnare tutte e tre le presidenze delle principali istituzioni al Ppe, Tajani ribatte: “Furono i socialisti a rinunciare alla presidenza del Consiglio. Tant’è che si faceva anche il nome di Letta come possibile presidente ma loro scelsero liberamente di avere l’Alto rappresentante. Noi abbiamo sempre rispettato i patti, abbiamo votato per Schulz due anni e mezzo fa perché sapevamo che nel 2017 ci sarebbe stato un presidente popolare”.

(di Salvatore Lussu/ANSA)