Jobs Act: referendum, in attesa della decisione della Consulta

ROMA. – La decisione che la Consulta prenderà sui referendum sul Jobs Act, proposti dalla Cgil, avrà un’inevitabile, e pesante, contraccolpo politico. Sarà letta, a seconda dei casi, come un giudizio sulle politiche renziane, come un anticipo di quello che avverrà tra due settimane con la decisione sull’Italicum, e soprattutto potrà rendere più o meno probabile il ricorso a elezioni anticipate, che una parte del sistema istituzionale vuole evitare e una parte del sistema politico tiene come carta nel cassetto.

Nascono da qui anche le ricostruzioni sul pressing di ministri renziani, come Delrio e Franceschini, su alcuni giudici, Giuliano Amato in testa. Il Pd ha smentito: le posizioni di Renzi in materia di lavoro sono chiare, la decisione della Corte sarà rispettata.

E’ intervenuto anche Tommaso Nannicini, ex sottosegretario e ora tra quelli che si occupa del programma del partito: “Nessun tifo”. Quello che, in linea generale, si può considerare un dato di fatto, è che un via libera al quesito sull’art.18 renderebbe molto più concreta una battaglia per il voto anticipato a giugno che punti a evitare la pericolosa consultazione referendaria, il cui esito rischierebbe di impattare sul governo, ma anche sul Pd di Renzi, già reduce dalla débacle del referendum costituzionale di dicembre.

Se si andasse alle urne, invece, il referendum sul Jobs Act slitterebbe, per legge, di un anno. Al di là dei tatticismi politici, la Corte – che domani prima sentirà gli avvocati della Cgil e l’avvocato dello Stato a porte chiuse e poi deciderà in camera di consiglio – dovrà stabilire principalmente se i tre quesiti hanno i requisiti di univocità e omogeneità.

Il primo punta ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ripristinando le tutele per chi subisce un licenziamento illegittimo; il secondo chiede di abolire i voucher, i buoni lavoro per le prestazioni accessorie introdotti sempre dal Jobs Act; il terzo vuole reintrodurre la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore.

Per questi ultimi due il via libera è più scontato. Per il primo, no e la Corte è spaccata. Il risultato preoccupa anche gli industriali: “Fare riforme e smontarle prima ancora che realizzano gli effetti è negativo per tutto il Paese”, ha dichiarato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che giudica “allarmante” il dato sulla disoccupazione giovanile.

Sui voucher, intanto, è dibattito aperto. Il ministro del lavoro Poletti, sotto attacco da parte delle opposizioni, ha ribadito che il governo vuole una revisione dei voucher. Ma la minoranza Dem chiede garanzie: “O si interviene immediatamente – ha detto Roberto Speranza – o al referendum voteremo sì”.