Fs sbarca in Gran Bretagna, 80 milioni per collegare Londra al mare

Frecciarossa Mille
Frecciarossa Mille

ROMA. – Le Ferrovie dello Stato italiane entrano nel mercato ferroviario della Gran Bretagna. Trenitalia, l’impresa di trasporti ferroviari del Gruppo, ha infatti acquisito per 80 milioni di euro (70 milioni di sterline) la società inglese NXET (National Express Essex Thameside), che gestisce i collegamenti tra Londra e Shoesburyness, sulla costa orientale, un servizio con 400 collegamenti e 26 stazioni su cui viaggiano oltre 42 milioni di passeggeri l’anno.

L’accordo raggiunto tra la controllata Trenitalia UK e National Express Group PLC, prevede l’acquisizione da parte di Trenitalia della totalità delle azioni di NXET. La formalizzazione dell’acquisizione avverrà a conclusione dell’iter autorizzativo avviato dal Ministero dei Trasporti britannico.

L’acquisizione di NXET, che ha un fatturato circa 200 milioni di euro, 600 dipendenti e una flotta di 74 treni Bombardier, rappresenta per le Fs “un ulteriore obiettivo raggiunto nell’ambito della strategia di internazionalizzazione, uno dei pilastri del Piano industriale 2017-2026”.

Prosegue dunque lo shopping all’estero (dove il Piano prevede di quadruplicare il fatturato con 4,2 miliardi di ricavi al 2026), dopo che nei mesi scorsi ha acquisito la società ferroviaria greca Trianose e preso il pieno controllo di Thello in Francia.

“Il franchise C2C è l’ideale trampolino di lancio verso il mercato ferroviario inglese”, ha sottolineato l’a.d. di Trenitalia Barbara Morgante. E’ da fine 2015 che Trenitalia lavora per entrare ed affermarsi nel mercato inglese, dove ha conseguito (prima fra le aziende non presenti sul mercato britannico) il ‘Passport’, pre-condizione per partecipare alle gare; e di recente ha costituito Trenitalia Uk che si sta preparando per partecipare a varie gare, tra cui quella per la Londra-Edimburgo (gestione in scadenza nel 2018).

I sindacati, però, colgono la palla al balzo per ricordare i rischi della privatizzazione. L’acquisizione “conferma le nostre tesi, secondo le quali la privatizzazione non è condizione propedeutica alla internazionalizzazione della stessa Fs”, afferma la Fit Cisl, sottolineando che l’Ipo potrebbe “determinare una crisi industriale dell’intero gruppo”.