Si aggrava il dieselgate di Fca in Usa, Giustizia indaga

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse
Foto Vincenzo Livieri – LaPresse

NEW YORK. – Il dieselgate di Fca negli Stati Uniti si aggrava. Come previsto dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, la società finisce nel mirino anche del Dipartimento di Giustizia, che indaga sulla presunta mancanza di comunicazione alle autorità del software che avrebbe consentito violazioni degli standard sulle emissioni.

L’indagine penale, confermata dalla società, appesantisce il titolo a Wall Street, dove Fca arriva a perdere il 4,2%. A Piazza Affari, invece, Fca rimbalza salendo del 4,61% e recupera parte delle perdite seguite alla denuncia dell’Agenzia per la Protezione Ambientale, che l’ha accusata di violazione degli standard su 104.000 auto diesel. Il tutto mentre anche la Renault finisce nel mirino di tre giudici francesi sempre per i dispositivi anti-inquinamento.

A spingere il rimbalzo dei titoli Fca sul mercato italiano è stata la possibilità che l’eventuale multa dell’Epa sarà più bassa di 4,6 miliardi di dollari, cifra alla quale si arriva moltiplicando il numero delle vetture nel mirino per la massima sanzione imponibile di 44.539 dollari per auto. In base allo stesso calcolo Volkswagen, travolta dallo scandalo delle emissioni diesel, avrebbe dovuto pagare 17 miliardi di dollari.

Marchionne ha detto senza mezzi termini che Fca può sostenere anche la sanzione massima imponibile, sperando allo stesso tempo di non dover fare accantonamenti. Secondo Fitch, le accuse dell’Epa sulle emissioni se confermate potrebbero mettere sotto pressioni il rating di Fca, facendo aumentare in caso di uscita di cassa multimiliardaria il leverage ne il debito lordo.

”Fiat ha un debito di 5,5 miliardi di euro. Volkswagen ha 31 miliardi di euro di net cash. I problemi di Fca con le autorità americane sembrano molti minori” rispetto a quelli di Volkswagen, ma la societa’ si trova in una ”posizione peggiore per affrontarli” afferma il Wall Street Journal, parlando delle ‘debolezze finanziarie’ di Fca, nel mirino del Dipartimento di Giustizia e della Sec per le pratiche sulle vendite e possibili dati ‘gonfiati’.

Fca è in trattative con l’Epa e il Dipartimento di Giustizia da mesi e collabora con loro. ”Dialoghiamo da mesi e continueremo a collaborare pienamente con le loro indagini” afferma un portavoce della società. Il primo appuntamento dopo l’ufficializzazione delle accuse dell’Epa è venerdì ad Ann Harbor, in Michigan, dove si trovano i laboratori dell’agenzia.

Lo staff di Fca incontrerà lunedì in California le autorità locali, che lavorano a stretto contatto con l’Eoa. Incontri che precedono di pochi giorni l’insediamento dell’amministrazione Trump e il cambio ai vertici dell’Epa, con l’arrivo del falco scettico sul cambiamento del clima Scott Pruitt. Un cambio ai vertici che potrebbe cambiare gli equilibri e l’andamento delle trattative, anche se per Pruitt sarà difficile difficile ‘insabbiare’ il caso Fca dopo che l’indagine è stata aperta.

Il dieselgate del gruppo guidato da Sergio Marchionne mette in guardia l’Ue: le accuse dell’Epa ”sono preoccupanti” spiega la portavoce della Commissione Europea, Lucia Caudete. A Bruxelles la Germania ha chiesto in settembre di indagare su Fca sulla scia dei sospetti sul’uso di un software per manipolare le emissioni. E il dieselgate non risparmia neanche Renault, sotto indagine di tre giudici francesi per i dispositivi usati per controllare i motori diesel.

Renault prende atto delle indagini, ma si difende: ”rispettiamo le regole europee e francesi. I nostri veicoli sono conformi alle norme”. Ma l’allungarsi dell’elenco dei costruttori nel mirino per emissioni truccate desta timori, con alcuni analisti che parlano di tendenza diffusa fra tutti i produttori di veicoli diesel.

(di Serena Di Ronza/ANSA)

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