Migranti salvano le antiche vigne e producono il vino bianco di Coronata

GENOVA. – Recupero di antichi vigneti, messa in sicurezza di un territorio fragile e integrazione dei migranti: sono gli obiettivi del progetto che vede protagonisti alcuni giovani richiedenti asilo provenienti, per la maggior parte, da paesi africani ed ospitati in alcune strutture della diocesi di Genova.

Da alcuni mesi una ventina di giovani immigrati lavorano la terra per il recupero di una antica tradizione enologica locale, tipica della Valpolcevera: la ‘Bianchetta’, il vino bianco di Coronata.

Il progetto è nato grazie alla collaborazione tra l’ufficio diocesano della Fondazione Migrantes ed i responsabili di ‘Orto Collettivo’ che hanno il compito di curare la formazione dei ragazzi nel settore agricolo. L’auspicio è che “il vino della tradizione possa diventare davvero segno di nuovi innesti”. I terreni sono di proprietà dell’Ospedale Galliera che li ha dati in concessione per questa iniziativa.

“Il nostro auspicio è di arrivare a produrre le prime bottiglie già il prossimo” ha spiegato monsignor Giacomo Martino, responsabile genovese della Fondazione Migrantes. Il passo successivo sarà di avviare le procedure per la richiesta delle certificazioni DOP e IGP.

“Dobbiamo sottolineare quanto questi ragazzi siano importanti per recuperare il nostro territorio e le nostre tradizioni” ha spiegato Simone Blangetti, della cooperativa sociale ‘Un’altra storia’ e coordinatore del progetto agricolo.

“I ragazzi del progetto – ha spiegato monsignor Martino – nascono quasi tutti contadini: coltivare la terra era la loro attività prima di approdare in Italia e da noi svolgono lavori che la maggior parte dei nostri giovani non vuole più fare”. Inoltre, “grazie ai nostri progetti di borsa lavoro, togliamo questi giovani dalla strada, insegniamo loro l’italiano e diamo le necessarie conoscenze di agronomia per poter continuare un giorno a lavorare da soli”.

I migranti studiano italiano alla scuola per stranieri della Comunità di S.Egidio e, nel contempo, imparano a pulire le fasce, a rinforzare i terrazzamenti e a coltivare le vigne. In tutto, attualmente, sono 260 i giovani migranti gestiti dalla diocesi di Genova e tra questi 70 sono ospitati nelle parrocchie. Grazie alle ‘borse lavoro’, questi ragazzi possono accedere ad una formazione e ad un percorso di formazione lavorativa.

Oltre al progetto di recupero delle vallate, altri migranti, frequentano i corsi di sartoria o della scuola edile.

(di Adriano Torti/ANSA)