Trump giura venerdì, Washington blindata e proteste

Pubblicato il 16 gennaio 2017 da ansa

(JIM WATSON/AFP/Getty Images)

WASHINGTON. – Cerimonia blindata con contestazioni record all’Inauguration day, quando venerdì prossimo Donald Trump giurerà a Capitol Hill e poi a bordo di una limousine raggiungerà tra due ali di folla la Casa Bianca, passando davanti al suo nuovo hotel. ”Un incubo lungo due miglia” per le forze di sicurezza, chiamate a fronteggiare non solo l’eterna minaccia terroristica ma anche proteste mai così numerose, con il rischio di scontri tra oppositori e fan del nuovo presidente.

Ad assistere ad una cerimonia senza star (che hanno voluto boicottare così l’evento) sono attese tra le 700 mila e le 900 mila persone, meno quindi degli oltre due milioni che accorsero per il primo giuramento di Barack Obama. Ma sono previste anche ben 63 manifestazioni, pro e contro il tycoon, ed altre 36 nei giorni che precedono e seguono l’insediamento, a partire dalla marcia delle donne del 21 gennaio, con oltre 200 mila persone, tra cui tante star e attrici di Hollywood.

La polizia schiererà almeno 28 mila agenti lungo un centinaio di blocchi, con 5.000 membri della Guardia nazionale e 3.000 rinforzi da altri Stati. Ci saranno cecchini sui tetti, transenne per delimitare i perimetri, checkpoint con metal detector e controlli delle borse, (vietate anche le asticelle per i selfie), divieti di sorvolo e di navigazione sul Potomac e sull’Anacostia, i tombini saranno sigillati, i cestini e le cassette delle lettere spostati. Lungo il percorso della parata, inoltre, ci saranno camion riempiti di sabbia, contro eventuali attacchi come quello di Nizza o del mercatino di natale a Berlino.

Entro il weekend il cuore di Washington sarà trasformato in un vero fortino. Il Secret service tende a non enfatizzare l’eccezionalità dell’evento dal punto di vista della sicurezza, ma mai prima d’ora si era trovato di fronte ad una ondata di proteste così ampia per l’insediamento di un presidente.

E alcuni analisti ammoniscono che la retorica provocatoria di Trump ha alimentato l’avversione di molti contro di lui creando un nuovo tipo di avversario. Molti gruppi, ad esempio, si stanno mobilitando sui social media e sono decisi a boicottare in qualsiasi modo la cerimonia. Ma le autorità e lo stesso sindaco, Muriel Bowser, hanno detto chiaro che non tollereranno violenze di nessun tipo.

L’ultimo episodio di violenza risale all’inaugurazione del 2005, quando George W. Bush cominciò il suo secondo mandato: due agenti rimasero feriti in una zuffa ad un checkpoint, la polizia, bersagliata con bottiglie di vetro, usò lo spray al peperoncino.

Ma la contestazione maggiore, la più grande dai tempi della guerra in Vietnam, si verificò nel 2001, quando al primo giuramento dello stesso Bush alcuni gruppi di dimostranti si scontrarono con la polizia e lanciarono uova, mele e una bottiglia di plastica contro la sua limousine, gridando lungo il percorso della parata ”Salve al ladro” (per la controversa vittoria contro Al Gore).

Le proteste finirono male anche nel 1969 e nel 1973 con l’inaugurazione di Richard Nixon, la cui limousine fu colpita anche da pietre e sassi durante il suo secondo giuramento.

Cresce intanto anche il fronte di chi diserterà l’evento: dopo le polemiche tra Trump e l’icona dei diritti civili John Lewis, che ha messo in discussione la legittimità della sua elezione per gli hackeraggi russi, almeno 26 membri democratici del Congresso hanno annunciato che non ci saranno.

Il regista Michael Moore, invece, è tra gli organizzatori di una protesta contro il tycoon in programma il pomeriggio prima dell’insediamento: l’appuntamento è a New York, davanti al Trump International Hotel, a un passo da Central Park. ”All’enorme raduno – ha annunciato su Twitter il regista – parteciperanno anche gli attori Mark Ruffalo e Alec Baldwin insieme ad altre celebrità”.

E secondo Nbc News (il cui articolo è stato ritwittato da Moore) ci saranno anche il reverendo Al Sharpton e il sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio. Gli organizzatori attendono la partecipazione di migliaia di newyorkesi e diversi gruppi tra cui Greenpeace e l’associazione liberal MoveOn.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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