Fi in rosso, Berlusconi batte cassa. I morosi decadranno

ROMA. – L’allarme era suonato nel vertice che Silvio Berlusconi aveva convocato la scorsa settimana a palazzo Grazioli. Ai margini della riunione incentrata soprattutto sulla legge elettorale, al Cavaliere era stato fatto un quadro allarmante sui conti di Forza Italia. Nulla di nuovo in realtà per il leader di Forza Italia e per il partito che negli anni è stato sottoposto a drastici tagli: dalla sede in piazza San Lorenzo in Lucina ai licenziamenti del personale.

Toccherà al tesoriere Alfredo Messina tenere la prima relazione (l’incarico fino ad un anno fa era della senatrice Maria Rosaria Rossi) sullo stato di salute del partito. Il quadro non è roseo, anzi. E l’unica soluzione per la sopravvivenza è quella di studiare delle contromosse.

Il flop del 2X1000 e la decisine di Berlusconi di chiudere il suo portafoglio (complice la nuova normativa che impedisce ad un privato di donare più di 100.000 euro) lo costringono a battere cassa con i ‘morosi’ che, stando all’elenco, sarebbero la maggioranza tra eurodeputati, parlamentari nazionali, e quadri locali.

L’intenzione è quella di far decadere immediatamente tutti quelli che hanno un incarico nel partito, nei gruppi e a livello locale che non hanno saldato le rate. In secondo luogo si procederà con l’esclusione dalle liste elettorali. Una minaccia che in realtà non preoccuperebbe molto i diretti interessati. Stando infatti agli elenchi i morosi non hanno nemmeno saldato le quote della precedente legislatura.

A pesare poi è l’incertezza della legge elettorale e delle reali intenzioni dell’ex premier: ‘se tanto non veniamo ricandidati cosa saldiamo a fare le quote?’, è la battuta che più di qualcuno faceva nei capannelli in Transatlantico.

Accanto al pugno di ferro con gli insolventi, l’ufficio di presidenza dovrebbe nominare anche un responsabile del fundraising. Parallelamente alle sorti economiche di Forza Italia però, il Cavaliere è alle prese con dossier legati soprattutto al suo futuro politico e alla possibilità di tornare a tutti gli effetti in campo.

L’attenzione di Arcore è per l’elezione di Antonio Tajani, fedelissimo della prima ora, alla presidenza del Parlamento Europeo: con la sua nomina – è il ragionamento – dimostriamo ancora una volta che i moderati rappresentano il traino di ogni alleanza. Il nuovo incarico dell’ex commissario europeo poi rappresenta un segnale ancora più netto della distanza tra il Cavaliere ed il ‘duo’ Salvini-Meloni. La presidenza dell’europarlamento a Tajani poi fa ben sperare l’ex capo di governo anche su un altro versante e cioè la sua riabilitazione politica tramite la corte di Strasburgo.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)