Alfano visita la tomba di Craxi a Hammamet: “Un dovere venire”

La tomba di Bettino Craxi nel cimitero di Hammmet in una foto del 22 gennaio 2000. BIANCHI /ANSA/JI
La tomba di Bettino Craxi nel cimitero di Hammmet in una foto del 22 gennaio 2000. BIANCHI /ANSA/JI

HAMMAMET (TUNISIA). – E’ appena tramontato il sole sulla Medina di Hammamet quando il ministro degli Esteri Angelino Alfano si raccoglie in un minuto di silenzio sulla tomba di Bettino Craxi nel piccolissimo cimitero cristiano della cittadina costiera. Accanto a lui, la vedova Anna e i figli Bobo e Stefania che, sapendolo a Tunisi per incontri istituzionali, lo ha invitato nel 17/o anniversario della morte del leader socialista, all’epoca inseguito dalle inchieste di Mani Pulite.

Un anniversario che anche Silvio Berlusconi vuole ricordare in un messaggio alla famiglia: “E’ difficile pensare che siano già trascorsi 17 anni da quando ci ha lasciato e molti di più da quando un vero e proprio ‘colpo di stato’ lo ha privato del suo ruolo politico e della stessa possibilità di vivere da uomo libero nel suo Paese”, scrive l’ex premier, dicendosi “onorato” ogni volta che il suo nome viene associato a quello di Craxi, “vittima di una sinistra giustizialista”.

“Oggi per me è stato un dovere, trovandomi in Tunisia in questo anniversario, venire qui sulla sua tomba”, spiega Alfano dopo aver deposto un mazzo di rose rosse sulla lapide bianca, sovrastata dalle bandiere italiana e tunisina. “Da primo ministro e da leader politico, ci aveva visto lungo, in profondità, e sulle grandi questioni della modernizzazione, ci aveva anche preso. Mi riferisco”, tra le altre cose, “alla riforma delle istituzioni dello Stato per renderle più moderne ed efficaci. Penso che sia giusto dargliene atto”, aggiunge parlando con i giornalisti davanti a un ritratto del leader socialista in un caffè dove la famiglia Craxi è di casa.

L’atmosfera è distesa e affettuosa. “Non si tratta di una riabilitazione postuma, una parola che mi fa rabbrividire” ma di “un atto di giustizia nei confronti di una persona che ha lavorato 40 anni per l’Italia”, commenta con l’ANSA Stefania Craxi, ringraziando il ministro.

Ma il ringraziamento più sentito lo rivolge a Berlusconi “per il messaggio in cui parla apertamente del ‘colpo di Stato’ che costrinse Craxi all’esilio”. Quello di Alfano è “un gesto politico nobile”, riconosce anche il fratello Bobo.

“Non sono stato il primo: presidenti della Camera e membri di governo sono stati qui prima di me”, sottolinea il titolare della Farnesina. Dieci anni fa, furono i ministri ex socialisti del governo Berlusconi a venire a rendere omaggio alla tomba dell’ex leader: Franco Frattini, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi. Proprio Sacconi auspica che la visita di Alfano, “un atto altamente simbolico”, “possa preludere ad altri comportamenti istituzionali nel segno della verità” sulla nascita della seconda Repubblica dopo il terremoto di Mani Pulite.

Intanto a Milano il sindaco Giuseppe Sala si dice favorevole a riaprire un dibattito con i cittadini sull’eventualità di dedicare un “luogo” all’ex presidente del Consiglio, un argomento che finora ha suscitato “tante polemiche”. “Milano è pronta o no? Non lo so – dice – bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo. Ho incontrato la figlia anche recentemente. E’ una storia difficile su cui la mia opinione conta, ma conta soprattutto quella della città”.

Alfano è poi ripartito per Roma dopo aver incontrato le più alte cariche istituzionali tunisine: sul tavolo i principali dossier del Mediterraneo, dal caos libico all’immigrazione, fino alla comune lotta al terrorismo. Tutti temi su cui c’è già “un’importante cooperazione” che l’Italia intende rafforzare, anche con la visita del presidente Essebsi a Roma l’8 e 9 febbraio prossimi.

(dell’inviata Laurence Figà-Talamanca/ANSA)