Davos, la fuga dalle tasse vale 240 miliardi. Panama trema

DAVOS. – La fuga dalle tasse delle società provoca mancati incassi per 240 miliardi nel mondo. Che corre ai ripari. L’Ue è pronta a stilare una ”lista nera” dei Paesi meno collaborativi. E Panama trema. A Davos chiede di sedersi al tavolo degli accordi di collaborazione, di non essere esclusa. Proprio mentre il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria alza il dito contro lo Stato americano del Delaware e lancia un monito: “Bisogna fare grande attenzione alla riforma fiscale degli Usa (promessa dal presidente entrante Donald Trump. ndr). Non riguarda solo gli Usa, ma anche gli altri e potrebbe avere grandi conseguenze”.

A fare il punto su un tema strategico, anche politicamente, è un dibattito che al World Economic Forum porta sul palco persone dagli interessi davvero divergenti. C’è il commissario Europeo Valdis Dombrovskis e la ministra degli esteri panamense, Isabel de Saint Malo de Alvarado, il segretario generale dell’Ocse, Gurria e il direttore generale dell’Oxfam, la ong britannica anti evasione, Winnie Byanyma.

”Metteremo presto a punto la lista nera dei Paesi non collaborativi”, annuncia il commissario europeo. E il tema deve stare molto a cuore al governo di Panama che tiene moltissimo – si vede chiaramente – a lanciare due messaggi.

“I Panama Papers – dice la ministra degli esteri facendo riferimento al fascicolo riservato con i nomi di tantissimi evasori che avevano scelto il Paese per aggirare le tasse – ci hanno fatto correre più veloce nella condivisione di informazioni secondo gli standard internazionali. E’ necessario che tutte le parti si siedano al tavolo per discutere la riforma delle tasse che definirà gli standard per tutti”.

La Saint Malo de Alvarado teme infatti che ”giochi di potere di Paesi grandi non tengano conto dei Piccoli”. L’esempio è illuminante del timore del Paese centramericano: “quando un Paese ci mette in una lista nera senza ragione e noi possiamo provare che quel che dicono non è vero, chi definisce se Panama rispetta i criteri o no?”.

Per Gurria invece la chiave per risolvere i problemi è semplice: ”le tasse si pagano dove il reddito viene prodotto”. E’ il caso anche delle multinazionali come la Apple che in alcuni Paesi europei pagano lo 0,05% dei guadagni fatti. E’ proprio il presidente dell’Ocse a ricordare la valenza politica dell’evasione societaria.

”La gente è delusa, in Italia e in Colombia. Lo dimostrano i risultati del referendum. Se la gente percepisce che le tasse non vengono raccolte da parte dei governi e che le multinazionali non le pagano, non è solo un tema economico, etico, morale. E’ una questione politica con grandi conseguenze”.

(dell’inviato Corrado Chiominto/ANSA)