Charlie Hebdo ironizza sulla valanga a Rigopiano, indignazione sui social

Pubblicato il 20 gennaio 2017 da ansa

La vignetta di Charlie Hebdo dove si vede la morte in sci con due falci al posto delle racchette. “Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”, recita la vignetta.
Questa volta lo spunto è la valanga del Rigopiano, 20 gennaio 2017
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PARIGI. – Ancora una catastrofe, ancora morti, ancora una puntualissima vignetta di Charlie Hebdo: dopo aver paragonato le vittime di Amatrice a un piatto di lasagne al forno, il giornale satirico della Francia torna a sfoderare il suo humour nero in nome della libertà d’espressione. Questa volta lo spunto è la valanga dell’Hotel Rigopiano, ampiamente coperta da tutti i grandi media d’Oltralpe, con inviati e dirette live.

Nell’immaginario di Juin – l’autore del disegno pubblicato sulla pagina Facebook di Charlie mentre i soccorritori erano ancora in cerca di superstiti – la morte arriva sugli sci. Una morte incappucciata, con due falci al posto delle racchette, che recita: “Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”.

Sui social le proteste non si sono fatte attendere. Sulla bacheca Facebook – accanto a quello che viene presentato come ‘il disegno del giorno’ fioccano invettive. Anche di tantissimi italiani contrari alla macabra irriverenza di Charlie.

Rabbia nel mondo della politica. Su Twitter la deputata Marina Berlinghieri, capogruppo del Partito democratico in commissione Politiche europee, punta il dito contro un’altra “pagina nera da Charlie Hebdo: dopo ironia macabra sui morti Abruzzo. Sarebbe meglio un po’ di rispetto!”.

Le due vignette sul terremoto del 24 agosto valsero al settimanale parigino la denuncia del sindaco di Amatrice. All’epoca, l’ambasciata di Francia a Roma specificò che “il disegno di Charlie Hebdo non rappresenta in nulla la posizione della Francia”.

A due anni dalla strage jihadista che nel gennaio 2015 dimezzò la redazione, dopo le vignette sull’Islam e Maometto, Charlie continua a ricevere minacce. Ma non demorde. “Forse nel 2017 bisognerà essere più aggressivi, aveva detto nei giorni scorsi Riss, l’attuale direttore, aggiungendo: “Il 2015 è stato l’anno della sopravvivenza, il 2016 quello della stabilizzazione”.

Nel 2016 il giornale ha venduto mediamente circa 50.000 copie settimanali e aveva 60.000 abbonati, esattamente la metà del 2015, ma resta comunque in equilibrio. Dall’attentato dei fratelli Kouachi diverse firme hanno detto addio, alcuni perché in disaccordo con la linea editoriale, altri per motivi più personali. Tra questi Luz, Patrick Pelloux o Zineb El Rhazoui. Dopo i mesi passati nella redazione di Liberation la squadra di Charlie si è trasferita ora in un luogo top secret con parola d’ordine, vetri blindati e guardie armate.

I 12 milioni di euro tratti dalle vendite record del numero dei sopravvissuti che seguì la strage vengono destinati in gran parte all’ingente dispositivo di sicurezza. L’avvocato del giornale, Christophe Thevenet, parla di circa “un milione di euro all’anno per pagare questa sicurezza indispensabile perché le minacce arrivano tutti i giorni”. I soldi servono poi a finanziare nuovi progetti come la traduzione in inglese di alcuni articoli per il web e la versione tedesca del giornale il cui primo numero è uscito a novembre. Alle vittime degli attentati del gennaio 2015 sono andati risarcimenti per 4,2 milioni di euro.

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