Renzi prepara la partita elettorale, ma nel Pd aumentano i frenatori

Pubblicato il 20 gennaio 2017 da ansa

ROMA. – Dopo settimane di attesa e contatti sotto traccia, martedì la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum aprirà formalmente i giochi sulla legge elettorale e, a cascata, sulla data del ritorno alle urne. Perciò alla vigilia si registra un picco di attivismo in Parlamento e nel Pd, dove sembra acquistare più forza il ‘partito dei frenatori’, parlamentari di ogni corrente che frenano sul voto anticipato.

Ma i renziani continuano a spingere perché si voti subito, a giugno. E perciò proveranno a rimuovere un ostacolo a un iter rapido della legge elettorale accelerando la nomina del presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, per la quale spunta l’ipotesi di un nome di ‘mediazione’, Luigi Zanda.

Matteo Renzi trascorre la giornata al Nazareno, dove prosegue il suo lavoro sul partito. Il ‘rilancio’ sarebbe dovuto iniziare questo fine settimana con iniziative dei circoli sul territorio ma si è scelto di sospendere ogni attività politica e mobilitare i circoli a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto.

Anche in nome di questo impegno, Renzi ha scelto di non annunciare ancora, come ipotizzato, la nuova segreteria, ma rinviare la riorganizzazione alla prossima settimana. Poiché da statuto la squadra del Nazareno deve essere annunciata in direzione, c’è chi ipotizza una riunione ad hoc giovedì, ma una decisione non è ancora presa.

Quanto ai nomi, sembra consolidata la scelta dell’emiliano Andrea Rossi all’organizzazione e l’ingresso di Piero Fassino, che in giornata ha visto Renzi. Molte saranno le conferme, ma potrebbe spuntare anche qualche ‘outsider’ soprattutto per rafforzare il partito al Sud e in quest’ottica circola il nome del palermitano Carmelo Miceli.

In mattinata, prima del Consiglio dei ministri, al Nazareno arriva Dario Franceschini. Con lui, che guida Area Dem, la componente più numerosa del partito, Renzi ha un lungo colloquio “a tutto campo”, che fonti Pd definiscono “molto positivo”. Tra i temi proprio la legge elettorale, su cui il leader Pd ha ipotizzato diversi possibili schemi, dall’estensione dell’Italicum al Senato – magari con il voto dei Cinque stelle – se la Consulta dovesse mantenere il ballottaggio, a un sistema proporzionale, da approvare con FI e Ncd, in caso contrario.

Nelle ultime ore è circolata con forza in ambienti parlamentari l’ipotesi che la Consulta dichiari incostituzionale il ballottaggio, lasciando il premio di maggioranza a chi superi il 40%. Si avrebbe così un proporzionale quasi ‘puro’, anche considerato che in un sistema tripolare il 40% è difficile da raggiungere. I renziani sarebbero a quel punto disposti a un passaggio parlamentare rapido per estendere quel sistema al Senato e permettere il voto anticipato a giugno.

Ma nel Pd in molti tra i Giovani turchi e in Area Dem starebbero consigliando a Renzi di lavorare a un sistema più maggioritario, che gli sarebbe più congeniale, invece di ‘condannarsi’ alle larghe intese. E sposare magari un modello greco, che assegna un premio di maggioranza fisso al primo partito. Per approvarlo però servirebbe più tempo e dunque potrebbe sfumare il voto a giugno.

Ma mentre si fanno sempre meno timide, in tutte le correnti di maggioranza e minoranza Pd, le voci di chi spinge per lasciar governare Gentiloni fino al 2018, i renziani continuano a considerare il voto a giugno l’orizzonte più opportuno per una legislatura “finita col referendum del 4 dicembre”.

Per questo, per non dare armi ai ‘frenatori’, proveranno ad accelerare al Senato, forse già la prossima settimana, la nomina del nuovo presidente della commissione Affari costituzionali. La minoranza Pd, che è determinante, ha candidato Doris Lo Moro e i renziani potrebbe avallare questa scelta se la sentenza della Consulta rendesse sufficiente un passaggio veloce con piccole correzioni.

Ma in queste ore si fa largo l’ipotesi di affidare il ruolo, assai delicato, al capogruppo Luigi Zanda. Si tratterebbe, è il ragionamento, di una figura di garanzia: a lui la minoranza non potrebbe dire di no.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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