Statali sempre più vecchi, ora l’età media supera i 50 anni

Una manifestazione dei dipendenti pubblici in una immagine di archivio. ANSA/DANILO SCHIAVELLA
Una manifestazione dei dipendenti pubblici in una immagine di archivio.
ANSA/DANILO SCHIAVELLA

ROMA. – Buste paga più leggere, meno personale e, soprattutto, sempre più avanti con l’età. Nel ritratto che la Ragioneria dello Stato fa del pubblico impiego le ‘rughe’ non passano inosservate: l’età media supera per la prima volta i 50 anni. I sindacati avvertono che non si tratta semplicemente di un nuovo record di invecchiamento: “nel giro di pochi anni 835 mila dipendenti pubblici lasceranno la P.a”.

Tutti over60, intrappolati in ufficio dalla legge Fornero e divenuti una fetta sempre più importante della P.a a causa del blocco del turnover. Le cose però dovrebbero cambiare, il ministero guidato da Marianna Madia sta, infatti, studiando nuove formule di reclutamento, da inserire in quello che dovrebbe essere un nuovo statuto del lavoro pubblico.

Tornando al conto della Rgs, lo stop alle assunzioni ha assottigliato il numero di dipendenti pubblici, che nel 2015 risulta pari a 3 milioni 257 mila, in calo di quasi 240 mila rispetto al 2007, quando la crisi economica in Italia non si era ancora fatta sentire. Nel frattempo le buste paga non sono riuscite ad agganciare il costo della vita, che ha proceduto a velocità quasi doppia.

Ecco che lo stipendio medio pro-capite è sceso a 34.146 euro lordi (-770 euro rispetto al picco). Qui a passare è il blocco della contrattazione, che però dovrebbe avere i giorni contati. Già la prossima settimana si dovrebbero intensificare i contatti per arrivare a un incontro tra sindacati e governo. Ma la P.a. è una realtà variegata in fatto di retribuzioni (ad essere messa peggio è la scuola), mentre c’è una cosa che sembra accomunare pressoché tutti i comparti della P.a: il rapido innalzamento dell’età media dei dipendenti.

Il tipico travet è un over50 in quasi tutti i comparti, fanno eccezione le forze armate. In generale, scrive la Ragioneria, “nelle classi più elevate si concentra ora un numero molto elevato di dipendenti; nella classe 65-67 verrebbero a trovarsi 232.000 persone, che lasceranno quasi integralmente il servizio in meno di tre anni e altre 603.000 in quella immediatamente precedente (60-64)”.

A questo punto per la Ragioneria “è indubbio che nei prossimi anni ci sarà una progressiva accelerazione delle uscite dal mondo del lavoro pubblico”. E avverte: “un così massiccio esodo di personale richiede un governo del processo e una nuova visione del funzionamento dell’apparato pubblico”.

Non a caso il ministero della P.a sta preparando un testo per superare i paletti imposti dalle piante organiche, cercando di dare risposte alle esigenze, come è stato con le maestre. Il provvedimento sarà al centro dell’incontro con i sindacati, che in coro chiedono di dare attuazione all’accordo del 30 novembre. Per la segretaria generale degli statali della Cgil, Serena Sorrentino, occorre “una straordinaria operazione di occupazione”.

L’alternativa per il responsabile settori pubblici del sindacato di Corso d’Italia, Michele Gentile, è “una riduzione della funzionalità della P.a”. Il commissario della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli, lascia un commento amaro: “Il Paese è tornato indietro di dieci anni”. Semplice è la ricetta per uscire dallo stallo, suggerisce il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo: “sbloccare il turnover”.

(di Marianna Berti/ANSA)