Il dibattito con l’Ambasciatore Mignano

Pubblicato il 28 gennaio 2017 da Mauro Bafile

Un dibattito, come quello a cui abbiamo assistito sabato scorso, non si era mai dato in seno alla nostra Collettività. Dal sistema degli appuntamenti di recente applicazione presso il nostro Consolato Generale di Caracas, alla carenza ormai cronica di personale per espletare anche le pratiche più banali; dai passaporti, alle pensioni; dall’assistenza sociale, alla mancanza di medicine; non c’è stato tema che non sia stato ventilato in un dialogo aperto e franco durato circa tre ore. Il nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, ha risposto a tutte le domande, chiarito ogni quesito, affrontato qualunque tema. Lo ha fatto con grande umiltá e tanta, tanta comprensione verso chi, oggi, deve affrontare le difficoltà di una quotidianità avversa in un paese in profonda crisi economica, politica, istituzionale e, soprattutto, sociale.
Organizzato dalla Voce d’Italia e dal Centro Italiano Venezuelano di Caracas, anche su suggerimento dello stesso Ambasciatore Mignano, l’incontro si è svolto in un formato inedito che ha permesso a tutti, senza eccezione, di esprimersi. Non vi sono stati discorsi ma solo una breve introduzione in cui, con l’Ambasciatore, sono stati affrontati temi prettamente politici e diplomatici. I tre minuti a disposizione per ogni domanda e risposta, decisi di comune accordo con l’Ambasciatore Mignano, tre minuti comunque molto “elastici”, hanno evitato i soliti lunghi, noiosi discorsi fini a se stessi. E trasformato il dialogo del diplomatico con la comunità in un agile e interessante dibattito. Tanti i connazionali che sono intervenuti per esprimere opinioni, formulare domande, chiedere spiegazioni e manifestare preoccupazioni. L’Ambasciatore, a sua volta, ha avuto modo di chiarire dubbi e, soprattutto, di conoscere di prima mano dalla nostra Collettivitá le proprie necessitá e inquietudini.
Dall’incontro è emerso un profondo malessere nei confronti del nostro Consolato Generale e del difficile ruolo che è toccato interpretare al nostro Console Mauro Lorenzini. Molte problematiche affiorate nel corso del dibattito sicuramente saranno migliorate in un futuro prossimo; altre richiederanno più tempo ed altre ancora resteranno ancorate all’efficenza del personale in forza in Consolato e Ambasciata; un organico che, come annunciato dal ministro Alfano in Parlamento durante la discussione sulla mozione presentata dal senatore Pier Ferdinando Casini, sarà aumentato prossimamente.
Il dialogo, a volte dai toni accesi ma sempre in termini rispettosi, ha mostrato una fotografia inedita della Collettività; una immagine sbiadita del passato benessere e assai viva dei disagi che ci tocca vivere. La nostra comunità, come d’altronde tutto il Paese, vive i rigori di una crisi inspiegabile. Ci è stata scippata, da chi con il barile di petrolio a oltre 100 dollari aveva il dovere di costruire benessere invece di seminare povertà; di creare una società piú giusta, piú sicura e meno povera, l’illusione di un futuro migliore. A soffrire piú di tutti le conseguenze della crisi non è solo il connazionale che non ha avuto fortuna nella vita ma anche l’italo-venezuelano che non viveva negli agi ma al quale non mancava l’indispensabile per una vita dignitosa. Anche quest’ultimo, oggi, chiede solidarietà, assistenza, aiuto per superare questo momento di crisi. Non parliamo, poi, dei connazionali pensionati che dopo aver rinunciato ai piccoli agi del passato oggi a malapena consumano un pasto al giorno. Ad essi i farmaci, resi necessari dall’età, sono preclusi perchè irreperibili o semplicemente perchè i loro prezzi li rendono inaccessibili.
Bisogna riconoscere che il nostro Consolato Generale, nonostante le tante critiche e accuse mossegli, fa tanto per aiutare gli italiani del Venezuela. Ma, purtroppo, non è sufficente.
La nostra Collettività, come abbiamo giá scritto in passato, non può restare impassibile di fronte alla tragedia che si presenta ai suoi occhi; una tragedia di cui è protagonista un numero crescente di connazionali. E’ suo dovere stringersi attorno a loro in una manifestazione concreta di solidarietà, come ha saputo fare in passato in molteplici occasioni. Sono le nostre istituzioni, e ci riferiamo a Faiv, Centri Italiano Venezuelani e Case d’Italia, che storicamente sono state sempre in prima fila, a dover prendere la battuta e a dettare il “la”; ad organizzarsi per aiutare i tanti connazionali che oggi vivono nell’indigenza e riescono a sopravvivere grazie alla solidarietà di amici e conoscenti.
Dall’incontro di sabato scorso è emersa una comunità coesa che può e deve abbandonare egoismi, archiviare interessi personali per stendere una mano amica a chi ne ha bisogno; per alimentare lo spirito di salidarietà in un Paese in cui la bontà, la compassione e la pietà pare non esser piú di casa.
Mauro Bafile

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