Canada: spari nella moschea di Quebec City, 6 morti

Quebec Islamic Cultural Centre (R) EPA/ANDRE PICHETTE
Quebec Islamic Cultural Centre (R) EPA/ANDRE PICHETTE

ROMA. – Sei persone sono state uccise in una sparatoria nella moschea di Quebec City, in Canada. I feriti sono otto. Due persone sono state arrestate. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha definito l’attentato “un attacco terroristico contro i musulmani”, sottolineando che e’ “straziante vedere una simile violenza insensata”.

“Stasera i canadesi piangono per le persone uccise in un attacco codardo in una moschea a Quebec City. I miei pensieri sono per le vittime e le loro famiglie” ha scritto in un tweet il primo ministro canadese.

“Aveva un accento del Quebec e urlava Allah Akbar”: così uno dei testimoni della strage nella moschea di Quebec City, in Canada, descrive uno dei due killer in azione mentre sparava. Lo riporta la tv canadese Cbc.

Il primo ministro del Quebec Philippe Couillard ha definito l’atto “violenza barbarica” e ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime. Il ministro della Sicurezza Pubblica Ralph Goodale, sempre su Twitter, si è detto profondamente rattristato. Il suo staff ha detto che nessun movente e’ stato confermato.

Il Papa, dopo la messa a Santa Marta, si è trattenuto con il card. Gerald Cyprien LaCroix, “assicurando le sue preghiere per le vittime dell’attacco alla moschea di Quebec City, in Canada”. E “ha sottolineato l’importanza di restare in questi momenti tutti uniti nella preghiera, cristiani e musulmani”. Il cardinale, in visita a Roma è subito dopo ripartito per il Canada. Dell’incontro e della parole del Papa ha informato la sala stampa vaticana.

“Il governo italiano è vicino alle vittime, ai familiari e alla comunità musulmana canadese oltre che al governo e al presidente Trudeau. E’ un modo anche per confermare il nostro atteggiamento di vicinanza e solidarietà alla stragrande maggioranza cittadini di fede islamica che vivono nei nostri Paesi e città e che rifiutano il terrorismo fondamentalista e anzi ne sono spesso vittime e bersagli”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni.