Cittadinanza: nessuna scusa, approvare subito la riforma

ROMA. – “Non ci sono più scuse”: “la riforma della Cittadinanza deve essere approvata velocemente” e per farlo “si può andare direttamente in Aula”. “Se non la si vota è per scelta. Gli ostacoli sono tutti politici”. C’è “apprensione” all’interno delle organizzazioni della campagna “L’Italia sono anch’io”, che durante una conferenza stampa in Senato, hanno promesso, attraverso Filippo Miraglia (Arci), “flash mob in centro a Roma ogni martedì a partire dalla prossima settimana e fino al 28 febbraio, quando pensiamo di organizzare una mobilitazione nazionale con tante famiglie straniere, ragazzi e militanti antirazzismo”.

“Non lasceremo la piazza finché la riforma della cittadinanza non verrà approvata”, ha puntualizzato Miraglia, a nome della campagna promossa, tra gli altri, da Acli, Arci, Caritas italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Legambiente, Libera, Migrantes, Tavola della Pace, Ugl e Uil.

“Sono stato eletto nel Pd – ha osservato il presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi – e per me lo stallo in cui si trova la legge sulla Cittadinanza suona ancora più amaro, perché la campagna elettorale per questa legislatura, condotta da Pierluigi Bersani, aveva come primo obiettivo esattamente la riforma della legge sulla cittadinanza. Successivamente quando è diventato premier Renzi il tema è stato riproposto come priorità: ciononostante siamo nella situazione appena descritta, un fatto gravissimo. Il ritardo che registriamo è davvero drammatico”.

E’ un atto di “autolesionismo che, attraverso la classe politica, la società italiana realizza ai propri danni, tenendo ai margini quegli italiani non cittadini”. “Prima non si portava il provvedimento in Aula perché si aspettava il referendum. Ora non ci sono più scuse – ha aggiunto Loredana De Petris (Gruppo Misto) – l’Aula non ha un calendario affollato, il provvedimento si potrebbe esaminare in tempi rapidi. Ne abbiamo chiesto la calendarizzazione”.

Il movimento #Italianisenzacittadinanza ha quindi inviato una lettera aperta ai senatori per “chiedere fatti e non promesse” e per ricordare che “nelle loro mani” c’è la “vita” di “un milione di italiani senza cittadinanza, costretti a vivere chiedendo il permesso per soggiornare nel paese in cui sono cresciuti, spesso anche nati”.