Renzi tira dritto sul voto. Per D’Alema così è scissione

ROMA. – “Se dopo le elezioni torneremo al governo dovremo riprendere il ragionamento” sul taglio dell’Irpef e “non solo quella”. Matteo Renzi guarda già oltre: mentre la sinistra invoca il congresso e dibatte sulla legge elettorale e voto anticipato, il segretario liquida la discussione come tema da “palazzo” che preoccupa chi punta solo a “un posto in Parlamento”. E lancia già la sua proposta per le prossime elezioni, scrivendo sul suo blog e nella sua newsletter di “problemi reali di tutti i giorni”: giù le tasse, innanzitutto.

Quanto alle urne, i renziani puntano a un’accelerazione per il voto a fine aprile, anche se scommettono più realisticamente su giugno. E l’avversario Massimo D’Alema si prepara già a una corsa in solitaria: “Il giorno in cui senza cambiare la legge elettorale Renzi chiedesse a Gentiloni di dimettersi per andare al voto – afferma – la reazione sarebbe preparare un’altra lista. E se nella sinistra si formerà un nuovo partito supererà il 10% dei voti: ho fatto fare delle ricerche”.

Domani o mercoledì Renzi farà il punto al Nazareno con i dirigenti Dem sull’iter da seguire per un confronto con gli altri partiti sulla legge elettorale. Si parte dal Mattarellum, con la disponibilità a discutere di altre soluzioni, ma prevale lo scetticismo sulla possibilità di intervenire in Parlamento: si rischia la palude, dicono fonti Dem.

Dunque, se con FI (dei Cinque stelle ci si fida poco) si giungesse a un’intesa, si potrebbe valutare di portare il testo in Parlamento e blindarlo con una “fiducia tecnica”. Ma l’ipotesi più quotata è che si voti con le leggi così come scritte dalla Corte. E il momento delle scelte è già fissato alla direzione del 13 febbraio (o qualche giorno dopo, se le motivazioni della Consulta tardassero ad arrivare).

Renzi, intanto, tiene la linea dettata a Rimini e imposta la campagna sui contenuti a partire da un tema sensibile come le tasse: “Bisogna rottamare il modello Dracula che per anni è stato la base di alcuni ministri del centrosinistra e del governo Monti: scommettere su un fisco amico, come abbiamo fatto ottenendo il record di 17 miliardi dalla lotta all’evasione. E abbassare le tasse”, scrive rivendicando una distanza dalla sinistra del passato.

Quella sinistra che con Massimo D’Alema si prepara alla scissione: “Spero che non ci si arrivi ma senza un congresso sarà Renzi a farla, a imporre una frattura. Vuole votare subito per un calcolo molto meschino: con i 100 capilista bloccati garantirebbe se stesso e i più fedeli”, attacca l’ex premier. Che accusa anche Paolo Gentiloni di rispondere “alle direttive di Renzi e non dei cittadini”.

D’Alema, che punta a un asse con Emiliano e dice di essere in contatto con Bersani, fa conto su un sondaggio Tecné che dà un eventuale partito formato con Bersani all’11%, mentre stima ad ora il Pd al 30% sostanzialmente alla pari col M5s, che starebbe a quota 30,5%.

Ma D’Alema dai renziani è già dato per perso: “Vuol fare un nuovo partito? Auguri”, commentano. Il tentativo in corso è piuttosto tenere compatta la maggioranza, rassicurando che nelle liste elettorali non ci sarà un repulisti di dirigenti ma sarà garantito un giusto equilibrio, inclusa la candidatura con la deroga sul limite dei tre mandati a figure ‘di peso’ nel partito.

E poi si prova a tener dentro la minoranza cuperlian-bersaniana, che si mostra scettica sulla possibilità di raccogliere le firme per un referendum tra gli iscritti per il congresso, rilanciata, in asse con Emiliano, da Francesco Boccia.

“C’è bisogno prima del voto di rendere contendibile il nostro campo politico sia sul piano del progetto che sul piano della leadership”, afferma Roberto Speranza. La richiesta sarebbe quella, se non di un congresso, di primarie “vere” per la leadership. E i renziani non chiudono, anche se nell’ipotesi di un voto ad aprile (che renderebbe difficile, notano, organizzare un nuovo partito della sinistra in tempo) difficilmente si faranno.

Ad ogni modo, sul congresso Renzi rivendica la sua verità: non si è fatto, ricorda, perché “mi è stato chiesto di rispettare la tempistica e le regole dello Statuto” che lo prevedono a fine 2017. “Se uno fa parte di una comunità – è la stoccata agli avversari interni – deve rispettarne le regole, no?”.

(di Serenella Mattera/ANSA)