Caos Trump. Onu: “Bando verso gli islamici illegale e meschino”

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(Virginia Lozano/Detroit News via AP)

NEW YORK. – Nell’America di Donald Trump, quando inizia la sua seconda settimana alla Casa Bianca, la parola più gettonata è “caos”. Che a regnare sia una confusione a tutti i livelli non lo dicono solo i media, che il tycoon considera oramai come il vero ‘partito dell’opposizione’, ma gli esperti di questioni legali, gli addetti ai lavori, persino le imprese e gli investitori di Borsa che tanto credito hanno finora dato al nuovo corso. Del resto la stretta sugli immigrati nelle ultime ore sta provocando una enorme ondata di indignazione generale in tutto il mondo.

Le Nazioni Unite stigmatizzano il bando come “illegale e meschino, la cancelliera tedesca Angela Merkel giudica il provvedimento “non giustificato” dalla lotta al terrore, la Francia chiede di annullarlo. Mentre il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, invia un chiaro messaggio alla Casa Bianca: “Questa è l’Unione europea e noi non discriminiamo sulla base della nazionalità, della razza o della religione”.

Anche Barack Obama esce allo scoperto per la prima volta da ex presidente, dicendosi “rincuorato dalla risposta del Paese” di fronte a quella che considera una discriminazione religiosa. Tutte proteste alle quali Trump – quasi irriverente – risponde parlando di “grandi giornate per la sicurezza nazionale”.

“Il presidente sta facendo quello che ha promesso”, aggiunge il portavoce Sean Spicer, “e farà tutto ciò che è in suo potere per fermare qualunque tipo di minaccia alla sicurezza del Paese. Non sappiamo quando sarà il prossimo attacco, possiamo solo prevenire”.

L’Iraq intanto si unisce ai Paesi che hanno varato “misure di reciprocità”, vietando l’ingresso di cittadini Usa nel suo territorio. E così lo stop a rifugiati e immigrati firmato da Trump diventa l’esempio più eclatante di come il tycoon abbia finora interpretato il suo ruolo di presidente: un decisionismo spinto, a colpi di decreti, che non solo sta scatenando enormi proteste dentro e fuori i confini nazionali, ma sta anche mettendo a dura prova l’enorme macchina amministrativa, a livello federale, statale e delle grandi metropoli come New York o Los Angeles.

Nessuno era pronto ad affrontare l’impatto dei provvedimenti firmati alla Casa Bianca. Anche perché nessun altro, al di là della ristretta cerchia del tycoon, è stato coinvolto, avvertito. Con gli stessi neo responsabili dei vari dipartimenti – vedi l’Homeland Security – in enorme difficoltà.

Il caos riguarda anche i mercati, con le Borse europee che cominciano a temere il peggio (Milano maglia nera perde il 2,9%). E Wall Street frena l’entusiasmante cavalcata che dopo l’elezione di Trump aveva portato il Dow Jones per la prima volta nella storia sopra la fatidica soglia dei 20 mila punti. Ma sotto i colpi del bando ai musulmani anche questo traguardo è rientrato, soprattutto per il peso dei titoli delle compagnie aeree divenuti in questo inizio di settimana di contrattazioni una vera e propria zavorra: American Airlines è arrivata a perdere il 6,41%, United Continental il 5,78%, Delta il 3,86%.

E mentre si attende di capire l’esito delle varie azioni legali intentate in tutto il Paese (l’ultima quella del Council on American-Islamic Relations che ha annunciato una causa federale), dalle associazioni no profit come New America Foundation si tirano fuori dati che contraddicono la tesi della Casa Bianca che il bando è una risposta al terrorismo.

Su 180 persone che dal 2001 in poi negli Usa sono state accusate di terrorismo jihadista, infatti, solo 11 provenivano dai sette Paesi colpiti dal decreto Trump (Siria, Iraq, Iran, Libia, Yemen, Sudan e Somalia), come riporta il Wall Street Journal. E nessuno di questi 11 è stato coinvolto nei principali attentati avvenuti in Usa negli ultimi 16 anni, compresi gli attentati dell’11 settembre 2001.

Il presidente comunque tira dritto per la sua strada. Firma un altro ordine esecutivo per una massiccia deregulation nel settore delle piccole e medie imprese e soprattutto annuncia la nomina del nuovo giudice costituzionale nelle prossime ore: “Ho preso la mia decisione”. E c’è da giurare una nuova ondata di polemiche.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)