Il duello tra Trump e Berlino potrebbe decidere le sorti dell’Europa

Angela Merkel (LaPresse)
Angela Merkel (LaPresse)

ROMA. – Con un futuro ambasciatore a Bruxelles come Ted Malloch, che ha paragonato il suo ruolo nei confronti dell’Unione europea a quello che lui stesso svolse quando “aiutò a far crollare l’Unione Sovietica”, Donald Trump sembra intenzionato a smontare il progetto europeo. In realtà – ragionano diversi economisti fra cui Alberto Forchielli, esperto di commercio internazionale e fondatore del private equity sinoeuropeo Mandarin Capital – il presidente Usa ha nel mirino l’enorme surplus commerciale tedesco.

E punta a isolare sempre più la Germania, che a detta di alcuni rischierebbe a questo punto addirittura una ‘terza guerra mondiale’, questa volta sul fronte finanziario: un braccio di ferro che potrebbe concludersi con una sorta di ‘eterogenesi dei fini’, spingendo Berlino a capitolare investendo una parte del suo enorme attivo per sbloccare i dossier europei che da anni aspettano un ‘sì’ tedesco.

Trump sarà un “enorme acceleratore” delle situazioni di instabilità mondiali secondo Kyle Bass, responsabile degli investimenti di Hayman Capital Management. Vale per la Cina in difficoltà ma anche per l’Europa. Secondo Stratfor, una società di analisi geopolitica, Trump cercherà di mettere la Germania spalle al muro per il suo surplus corrente record, superiore persino a quello cinese e ormai prossimo ai 300 miliardi di dollari.

La Germania potrebbe reagire per evitare misure commerciali punitive e rivolgersi al Wto. Ma la strategia tesa a isolare Berlino – senza la Germania gli Usa sarebbero in surplus verso l’Europa, invece hanno un deficit di 57 miliardi (75 verso Berlino) – magari con la complicità di alcuni partner europei può funzionare.

“Gli Usa hanno dissapori con la Germania fin dagli inizi della crisi in Grecia e contro Berlino Trump gode di un appoggio bipartisan”, spiega Forchielli. “La strategia di Trump è tesa a non indebolire l’Europa del Sud, strategica per far fronte alla situazione in Medio Oriente e per le sue basi militari. Invece con la distensione con la Russia a cui punta la nuova Casa Bianca, la Germania, che è l’ostacolo principale a quella distensione, perde molto del suo ruolo strategico per Washington”.

L’arma, in questo scenario, sarebbe l’imposizione di tariffe sull’export europeo mirate contro l’export tedesco, ad esempio l’auto, dove Volkswagen è primo produttore mondiale nonostante lo scandalo del Dieselgate. Non sarà facile: per Stratfor Washington dovrebbe dimostrare che Berlino avvantaggia illegalmente i suoi esportatori, magari attraverso il cambio.

“L’orientamento di Trump – spiega Forchielli – sarà teso a spingere Berlino a spendere di più, stimolando la sua domanda interna: venendo incontro ai partner europei del Sud più in difficoltà, togliendo le sue obiezioni sull’Unione bancaria, finanziando sul fondo per fronteggiare l’emergenza dei migranti. Potrebbe funzionare, oppure no. Ma rischia di essere questo il filo conduttore delle tensioni sull’asse Atlantico nei prossimi anni e, paradossalmente, potrebbe sbrogliarsi così la matassa sempre più complicata del rapporto fra il Nord e il Sud d’Europa.

(di Domenico Conti/ANSA)